Un’accusa infondata, un incubo digitale che ha colpito un uomo innocente. Hjalmar Holmen, cittadino norvegese senza precedenti né notorietà pubblica, si è ritrovato al centro di una gravissima diffamazione generata da ChatGPT, il popolare chatbot di OpenAI. Secondo l’intelligenza artificiale, Holmen sarebbe stato condannato a 21 anni di carcere per l’omicidio dei suoi due figli, trovati morti in uno stagno a Trondheim nel dicembre 2020.
Una ricostruzione completamente falsa. Eppure, quando Holmen ha chiesto informazioni su sé stesso al chatbot, si è visto restituito un ritratto terrificante di un crimine mai commesso. Incredulo, ha deciso di intraprendere un’azione legale contro OpenAI per diffamazione, denunciando la pericolosità delle cosiddette “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale.
Un’accusa inesistente, ma dettagli inquietanti
Ciò che ha maggiormente sconvolto Holmen è che ChatGPT ha mescolato elementi reali della sua vita con una narrazione completamente inventata. Oltre alla falsa accusa di omicidio, l’AI ha riportato con esattezza alcuni dettagli della sua esistenza, come la città natale, il numero dei figli e la loro differenza d’età, rendendo il tutto ancora più credibile.
“Il fatto che qualcuno possa leggere questa risposta e crederci è ciò che mi terrorizza di più”, ha dichiarato Holmen in un’intervista rilasciata alla testata norvegese Noyb. Il suo timore è che un errore del genere possa distruggere la reputazione di una persona, trasformandola in un mostro agli occhi del pubblico senza alcuna verifica o possibilità di difesa.
OpenAI si difende: “Abbiamo migliorato il sistema”
Di fronte all’ondata di polemiche, OpenAI ha cercato di minimizzare l’accaduto, sostenendo di essere costantemente impegnata a ridurre le imprecisioni dell’AI.
“Continuiamo a lavorare per migliorare l’accuratezza dei nostri modelli e ridurre le allucinazioni. Nel frattempo, abbiamo aggiornato ChatGPT con funzionalità di ricerca online per rendere le risposte più precise”, ha dichiarato l’azienda in una nota ufficiale.
Ma il problema resta: quante altre persone potrebbero essere state vittime di errori simili senza nemmeno saperlo? Il caso di Holmen solleva un serio interrogativo sulla responsabilità delle intelligenze artificiali e sulla necessità di regolamentare il loro utilizzo per evitare danni irreparabili alla reputazione di individui innocenti.
Oggi è toccato a Holmen. Domani, potrebbe succedere a chiunque.

