Con l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, molti ristoratori si trovano a fronteggiare una significativa diminuzione nelle vendite di alcolici. E mentre alcune soluzioni creative, come etilometri e servizi navetta, vengono messe in campo per evitare tavoli senza bottiglie, il dibattito sul vino dealcolato divide nettamente il settore.
Il calo delle vendite e le contromisure nei ristoranti
Roberto Paddeu, gestore del ristorante Frades a Milano, descrive un quadro preoccupante: «Stiamo pensando a una navetta per i nostri clienti. È una scelta costosa, ma meglio che vedere i tavoli senza bottiglie». Nonostante l’introduzione degli etilometri, i clienti sembrano preferire evitarli, contribuendo a un calo delle vendite del 10% solo nelle prime settimane del 2024. Una riduzione che, in Sardegna, potrebbe tradursi in perdite tra i 150 e i 200 mila euro.
La spinta verso i vini dealcolati
Secondo Paolo Castellati, segretario generale dell’Unione Italiana Vini, il panorama potrebbe però cambiare grazie alla possibilità di produrre vini dealcolati anche in Italia. «Entro l’anno avremo 50 impianti attivi. È una rivoluzione», sostiene Castellati, sottolineando che il 21% degli italiani è interessato a questa nuova tipologia di prodotto, una percentuale che sale al 28% tra i giovani tra i 18 e i 34 anni.
Tuttavia, tra i ristoratori le opinioni divergono. Se a Roma Alberto Martelli, del ristorante La Carbonara, lamenta un crollo degli ordini al calice durante il pranzo, Mariella Di Giacomo, del Puro Bistrot, vede l’opportunità di offrire alternative come bevande analcoliche creative. «Non sono vino, ma danno quella sensazione di familiarità che i clienti cercano».
Le critiche dei produttori: “Non si può chiamare vino”
I produttori di vino, però, si mostrano molto più scettici. Roberta Ceretto, proprietaria dell’omonima cantina ad Alba, non risparmia critiche alla nuova tendenza: «Come si può chiamare Barolo qualcosa che non ha nemmeno alcol? Il vino è una bevanda che racconta un territorio, una storia, e non è concepito per gli eccessi». Ceretto sottolinea anche che il cambiamento nelle abitudini di consumo è influenzato dalle sanzioni più severe: «Le regole in sé non sono cambiate, ma le multe spaventano, portando le persone a bere meno».
Joe Bastianich: «Il vino senza alcol perde la sua essenza»
Tra le voci più critiche, quella di Joe Bastianich, ristoratore di fama internazionale, che non esita a definire il vino dealcolato una contraddizione in termini. «L’alcol è un elemento essenziale, non solo per il gusto, ma anche per la conservazione e l’invecchiamento. Togliendolo, il vino perde la sua essenza stessa». Bastianich evidenzia inoltre gli impatti negativi sul piano produttivo: «La dealcolazione richiede una doppia lavorazione, consuma grandi quantità di acqua e risorse, e genera un prodotto che finisce per essere un succo d’uva zuccherino. Non è vino, è un compromesso insoddisfacente».
Un dibattito sul futuro della viticoltura
Il vino dealcolato apre una nuova fase di confronto nel settore vitivinicolo. Sebbene possa rappresentare una sfida per i produttori, c’è chi lo vede come un’opportunità per ripensare la comunicazione e l’educazione al bere consapevole. Tuttavia, resta il timore che l’introduzione di queste tecnologie possa favorire la grande industria a discapito della biodiversità, snaturando l’identità stessa del vino italiano. «La forza dei nostri vini è il territorio», conclude Bastianich, ribadendo che gli assaggi di vino dealcolato finora non sono stati all’altezza delle aspettative.

