Nel giorno dell’insediamento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha delineato, in un’intervista esclusiva, le possibili implicazioni per l’Italia e l’Europa sotto la nuova amministrazione americana. Crosetto sottolinea che non si tratta semplicemente di analizzare il presidente in sé, ma di valutare le relazioni strategiche con gli Stati Uniti: “I rapporti tra i nostri Paesi non dipendono dal leader di turno. Condividiamo nemici comuni e obiettivi comuni, ed è chiaro che il nostro primo pilastro rimane la NATO”, ha dichiarato.
Verso una difesa collettiva più equa
Il ministro ha evidenziato che con Trump alla Casa Bianca cambierà l’approccio alla difesa collettiva: “Dovremo rispettare i target che la NATO ha distribuito in modo equo tra le nazioni. La difesa comune è un concetto nobile, ma non implica più che gli Stati Uniti si assumano da soli il peso della protezione degli alleati. Ci sono accordi precisi, obblighi che ora, con Trump, diventeranno ancora più vincolanti”. Crosetto ha anche puntato l’attenzione sull’aspetto economico: “Non è sostenibile che un Paese spenda il 3-4% del proprio PIL per la difesa collettiva, mentre altri contribuiscono in misura minore, sfruttando gli investimenti altrui”.
Sul piano geopolitico, Crosetto ha sottolineato la crescente competizione con nuovi attori globali: “Il panorama internazionale vede emergere protagonisti con cui non possiamo competere da soli. Questo ci obbliga a investire non solo di più, ma anche meglio nella nostra difesa”. Per quanto riguarda la pace in Medio Oriente e in Ucraina, il ministro ha definito quest’ultima sfida come la più ardua: “In Ucraina, la Russia rimane il principale ostacolo alla pace. Non è indebolita, anzi. Per Putin, né il tempo né le perdite umane rappresentano un problema. La sua economia di guerra, sostenuta da Paesi come Iran, Cina e Corea del Nord, gli permette di produrre più armi di quanto facesse tre anni fa”.
La questione iraniana
Parlando dell’Iran, Crosetto ha spiegato che Teheran rappresenta una costante fonte di instabilità: “Non è solo un problema per gli Stati Uniti, ma anche per i Paesi arabi moderati del Golfo. L’Iran adotta una strategia di predominio culturale e ideologico, diffondendo l’integralismo. Questo mina la stabilità dei Paesi vicini e, sebbene non rappresenti una minaccia diretta per l’Occidente, è un attore chiave nella destabilizzazione della regione”.
Un altro tema toccato dal ministro è il controverso ruolo di Elon Musk, accusato di sostenere movimenti estremisti in Europa: “Non tollero interferenze esterne nei processi democratici nazionali. L’Italia ha già sofferto di tali ingerenze e le ha sempre combattute”. Tuttavia, Crosetto non ritiene che Musk influenzerà direttamente Trump, ma piuttosto che il miliardario si concentrerà sui compiti affidatigli dal presidente, tra cui la razionalizzazione della spesa pubblica americana.
Un’Europa indebolita e le sfide per il futuro
Crosetto non ha nascosto le sue preoccupazioni per il ruolo sempre più marginale dell’Europa: “Purtroppo, l’Europa non è più un problema per nessuno. Non siamo più competitivi né industrialmente né economicamente. Dipendiamo da altri per risorse strategiche come le terre rare, fondamentali per le nuove tecnologie. Ogni anno diventiamo meno rilevanti a livello globale”.
In questo contesto, il ministro ha evidenziato i progressi compiuti dal governo italiano negli ultimi anni: “L’Italia ha guadagnato credibilità internazionale. Abbiamo un ministro dell’Economia premiato come il migliore d’Europa e un premier rispettato in tutta l’Unione Europea e nel mondo”. Tuttavia, Crosetto invita a fare di più: “Dobbiamo concentrarci sulla competitività e sull’attrattività del nostro Paese. Questo è l’obiettivo dei prossimi anni, e credo che il governo Meloni sarà all’altezza di questa sfida”.

