15 de Aprile de 2024 23:10

Descritta una possibile via di trasmissione della malattia di Alzheimer

Un nuovo studio ha gettato luce su una possibile via di trasmissione della malattia di Alzheimer, aprendo nuove prospettive per la comprensione di questo trastorno neurodegenerativo e le strategie di prevenzione. I risultati suggeriscono che, in circostanze eccezionali, l’Alzheimer potrebbe essere trasmesso attraverso un meccanismo simile a quello dei prioni

Il contesto: Trattamento con ormone della crescita

La ricerca si basa su un periodo compreso tra il 1959 e il 1985, quando almeno 1.848 pazienti nel Regno Unito furono trattati con ormone della crescita umano estratto dalle ghiandole pituitarie di cadaveri. Questo trattamento, noto come c-hGH, è stato successivamente vietato a livello globale. Alcune di queste persone hanno ricevuto c-hGH contaminato da prioni e sono morte successivamente di malattia di Creutzfeldt-Jakob (ECJ), un’altra patologia neurodegenerativa.

La scoperta: Alzheimer acquisito

Cinque di questi pazienti, che avevano ricevuto c-hGH durante l’infanzia, hanno sviluppato alterazioni cognitive progressive che soddisfacevano i criteri diagnostici per la malattia di Alzheimer. Sebbene questo risultato sia estremamente raro, suggerisce che l’Alzheimer potrebbe avere forme acquisite o iatrogene. Tuttavia, lo studio pubblicato su Nature Medicine sottolinea che non esistono prove di trasmissione in altri contesti.

La patologia beta-amiloide

L’autopsia di alcuni di questi pazienti ha rivelato la presenza di patologia beta-amiloide nei loro cervelli. La beta-amiloide è una caratteristica distintiva dell’Alzheimer. Tuttavia, non è chiaro se queste persone avessero sintomi del disturbo prima della loro morte, poiché potrebbero essere stati mascherati dai sintomi della ECJ. Studi precedenti hanno dimostrato che alcuni lotti archiviati di c-hGH contenevano ancora quantità misurabili di beta-amiloide e potevano trasmettere questa patologia ai topi.

Nel nuovo studio, gli scienziati hanno descritto otto persone nel Regno Unito che avevano ricevuto c-hGH da bambini ma non avevano sviluppato ECJ. Cinque di questi pazienti presentavano sintomi compatibili con una demenza a esordio precoce (tra i 38 e i 55 anni) che rispettava i criteri diagnostici per l’Alzheimer. Questi pazienti avevano un deterioramento progressivo in due o più domini cognitivi, abbastanza grave da influenzare le loro attività quotidiane.

In sintesi, mentre l’Alzheimer non è generalmente trasmesso tra individui durante le attività quotidiane o l’assistenza medica, questo studio apre nuove strade per la comprensione della malattia e potrebbe contribuire a sviluppare strategie preventive più efficaci1. La ricerca continua a esplorare i misteri di questa complessa patologia, offrendo speranza per futuri trattamenti e cure.

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