NEW YORK. Presentato all’Asco lo studio sul primo farmaco a bersaglio molecolare, vorasidenib, contro gliomi poco aggressivi (di basso grado) con mutazioni IDH, presenti in oltre 8 pazienti su 10. I risultati mostrano che il tempo dalla diagnosi alla progressione della malattia viene più che raddoppiato.
Una terapia mirata, la prima, per i tumori del cervello chiamati gliomi di basso grado, e capace di arrivare proprio là dove serve, superando la barriera ematoencefalica. Il nuovo farmaco target si chiama vorasidenib e i risultati dello studio che lo ha testato erano tra i più attesi al meeting dell’Asco (American Society of Clinical Oncology). Sono stati presentati in queste ore: sperimentato su oltre 300 pazienti con gliomi a lenta progressione (quelli che i medici chiamano di basso grado) si è dimostrato in grado di aumentare il tempo che intercorre tra la diagnosi e la ripresa della malattia di più del doppio rispetto al placebo: 27,7 mesi contro 11,1 (dati mediani). “Un dato statisticamente molto forte e molto positivo. Si tratta del primo nuovo trattamento in 20 anni e può finalmente portare a un cambiamento della prognosi anche per queste neoplasie”, commenta Giuseppe Lombardi, neuro-oncologo presso l’Istituto Oncologico Veneto (Iov) di Padova, tra i 5 centri italiani (insieme all’Ospedale Bellaria di Bologna, l’Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma, l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e la Città della salute e della scienza di Torino) che hanno preso parte alla sperimentazione internazionale guidata dal Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

