Per la Corte d’appello di Genova il licenziamento di Alberto Muraglia era ingiusto e ora il Comune dovrà riconoscergli 227mila euro e reintegrarlo in servizio. Ma lui non ci sta: «Scendevo senza divisa per controllare se ci fossero auto da spostare, ho passato l’inferno».
Nella pittoresca città di Sanremo, un caso insolito ha catturato l’attenzione di tutti: un vigile urbano, Alberto Muraglia, è stato immortalato mentre pattugliava le strade in mutande. Sì, avete letto bene: in mutande. La sua divisa ufficiale sembrava essere rimasta appesa a un chiodo, mentre lui si muoveva con disinvoltura tra le automobili parcheggiate.
La vicenda ha avuto un epilogo sorprendente. La Corte d’appello di Genova ha stabilito che il licenziamento di Muraglia era ingiusto e ha ordinato al Comune di Sanremo di risarcirlo con una cifra record di 227.000 euro. Inoltre, il vigile sarà reintegrato nel suo servizio. Una decisione che ha scatenato discussioni e polemiche.
Ma cosa ha spinto Alberto Muraglia a sfilare in mutande per le strade della città? Secondo le sue parole, stava semplicemente verificando se ci fossero veicoli da spostare. Un compito quotidiano per un vigile, ma che in quel momento si è trasformato in un incubo. Muraglia ha raccontato di aver vissuto l’inferno, soggetto a sguardi increduli e commenti imbarazzanti da parte dei passanti. Nessuno gli ha chiesto scusa per l’umiliazione subita.
Il Comune di Sanremo, d’altro canto, ha sostenuto che il comportamento di Muraglia era inaccettabile e dannoso per l’immagine dell’istituzione. Tuttavia, la Corte d’appello ha ritenuto che il vigile non fosse un assenteista e che il suo licenziamento fosse eccessivo.
Ora, con il maxi-risarcimento in tasca, Alberto Muraglia ha annunciato che lascerà definitivamente la divisa. Nonostante la vittoria legale, il suo orgoglio è stato ferito e la sua fiducia nell’istituzione è stata scossa. Nessuno gli ha chiesto scusa, ma la somma di denaro ricevuta potrebbe essere un piccolo riscatto per l’umiliazione subita.
In un mondo in cui l’apparenza conta, la storia di Alberto Muraglia ci ricorda che dietro ogni divisa c’è una persona con sentimenti, dignità e diritti. E forse, la prossima volta che vedremo un vigile in strada, ci fermeremo un attimo a riflettere su ciò che potrebbe nascondersi sotto quella divisa. Magari, anche un semplice “scusa” potrebbe fare la differenza.

