Un fulmine politico scuote il Portogallo a pochi giorni dalle elezioni anticipate: il governo ha annunciato l’intenzione di espellere circa 18mila migranti irregolari presenti nel Paese. La decisione, che ha immediatamente infiammato il dibattito pubblico, è stata comunicata in un momento particolarmente delicato, a ridosso del voto che potrebbe ridefinire l’assetto politico nazionale.
Il primo ministro, esponente di centrodestra, ha motivato la misura con la necessità di «ripristinare l’ordine» e «garantire sicurezza e legalità». Secondo il governo, l’attuale sistema di accoglienza sarebbe al collasso, e molte richieste di asilo si troverebbero in uno stato di paralisi burocratica. «Non possiamo più permettere che l’illegalità venga tollerata – ha dichiarato –. Chi non ha diritto a restare, dovrà lasciare il Paese».
La cifra di 18mila migranti si riferisce a persone che, secondo i dati delle autorità, si trovano sul territorio nazionale senza permesso di soggiorno valido o con domande d’asilo respinte. Il provvedimento prevede una serie di rimpatri forzati, ma anche incentivi economici per chi deciderà di lasciare volontariamente il territorio portoghese.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Da un lato, i partiti di destra e centrodestra hanno accolto favorevolmente la decisione, definendola un «atto di responsabilità». Dall’altro, l’opposizione di sinistra, le ONG e le associazioni per i diritti umani hanno denunciato una misura «disumana» e «strumentale», accusando il governo di voler cavalcare l’onda della paura per guadagnare consensi alle urne.
L’Alto Commissariato per le Migrazioni del Portogallo ha espresso «profonda preoccupazione» per le modalità dell’annuncio, sottolineando che la migrazione è una realtà complessa che non può essere ridotta a numeri e slogan elettorali.
Intanto, l’opinione pubblica si divide. Alcuni cittadini manifestano sostegno alle politiche di rigore, convinti che il sistema di accoglienza sia fuori controllo. Altri temono una deriva xenofoba e ricordano il ruolo fondamentale che molti migranti svolgono nel mercato del lavoro, soprattutto in settori come l’agricoltura, l’edilizia e l’assistenza domestica.
Con le elezioni ormai imminenti, resta da vedere se l’annuncio si tradurrà in un effettivo vantaggio politico per il governo o se, al contrario, finirà per alimentare tensioni sociali e spaccature profonde nel tessuto civile portoghese.

