L’Italia si prepara a schierare un contingente di 3.500 militari in Ucraina nell’ambito di una possibile missione di peacekeeping dell’ONU. Tuttavia, il numero di unità disponibili risulta limitato a causa degli impegni interni e internazionali già in corso. A differenza di quindici anni fa, quando l’esercito italiano riuscì a dispiegare quasi 5.000 soldati nella regione di Herat, oggi i numeri sono più ridotti, principalmente per vincoli operativi e logistici.
Disponibilità e forze impiegate
L’esercito italiano conta 94.000 effettivi, tra soldati, sottufficiali e ufficiali, tutti volontari e professionisti. Tuttavia, una grande parte del personale è destinata a mansioni interne come la gestione di comandi e caserme o non è disponibile per missioni all’estero. La forza operativa reale si aggira intorno ai 54.000 uomini, ma ogni missione all’estero richiede un turnover continuo, con un numero uguale di soldati in addestramento e altri in fase di riposo.
Attualmente, 7.000 militari sono impegnati nell’operazione “Strade Sicure”, garantendo la sicurezza in stazioni ferroviarie, metropolitane e altri luoghi sensibili. Altri 4.000 sono distribuiti tra Libano, Kosovo, Lettonia, Bulgaria e Ungheria.
Le forze di pronto intervento e la task force per l’Ucraina
L’Italia partecipa alle forze di reazione rapida della NATO e dell’UE, che fino allo scorso anno richiedevano 6.500 militari, ma dal 2025 il numero è salito a 11.000, con l’obbligo di mantenere due brigate sempre operative. Il contingente destinato all’Ucraina verrebbe formato all’interno di questo bacino e potrebbe raggiungere un massimo di 3.500-4.000 unità, sotto il comando del COVI (Comando Operativo di Vertice Interforze) guidato dal generale Giovanni Iannucci.
I reparti selezionati dipenderanno dal mandato della missione. Se si tratterà di un’operazione di interposizione per il cessate il fuoco, potrebbero essere coinvolti i paracadutisti della Folgore o gli alpini. Se invece la missione avrà un ruolo di deterrenza, sarebbero necessarie le brigate meccanizzate Garibaldi o Pinerolo, dotate di veicoli corazzati pesanti.
Le criticità dell’equipaggiamento
Uno dei problemi principali è la carenza di carri armati moderni. Gli Ariete, i principali tank italiani, sono obsoleti di 25 anni e solo 125 unità verranno ammodernate, con consegne previste dopo l’estate. Anche i cingolati corazzati Dardo, fondamentali per il trasporto della fanteria, necessitano di manutenzione.
L’Italia può però contare su mezzi più recenti come le autoblindo Centauro 2, dotate di una torretta con cannone da 120 mm su scafo a otto ruote motrici, e i veicoli Freccia, progettati per la protezione della fanteria, anch’essi con otto ruote motrici e una mitragliera da 25 mm.
Un impegno delicato in un contesto geopolitico complesso
La possibilità di un coinvolgimento italiano in Ucraina attraverso una missione di pace ONU solleva interrogativi sia sulle capacità operative delle forze armate che sulle implicazioni geopolitiche. Mentre l’esercito lavora per modernizzare i propri mezzi, resta da definire con chiarezza il ruolo che i soldati italiani potrebbero avere in un conflitto ancora in corso.

