Il libro di Annabel Streets è al tempo stesso esperienza personale, saggio e manuale pratico
ITALIA. Cinquantadue modi diversi di camminare, 52 settimane per rimetterci in sesto grazie a una serie di consigli per affrontare le difficoltà che tutti noi incontriamo nei giorni no. Il libro di Annabel Streets, Sul camminare. 52 modi per perdersi e ritrovarsi (add editore, trad.it. Teresa Albanese) è un’esplorazione su più livelli: esperienza personale, testo di ricerca interiore, saggio scientifico, manuale pratico.
Il volume di Streets – pseudonimo con cui la scrittrice inglese Annabel Abbs pubblica i suoi lavori di saggistica – è stato pubblicato in 14 Paesi, segno non solo che tutti camminiamo, chi più chi meno, ma anche che sempre più crescente è l’interesse al rapporto fra il benessere personale e l’ambiente. Esiste infatti una relazione stretta fra il nostro clima interiore – l’umore – e le condizioni, il terreno, dove andiamo a camminare quando lo facciamo.
Lungo il percorso del libro troviamo allora Camminare al freddo (settimana 1) e A spasso nel vento (settimana 9), ma anche Raccogliere i rifiuti mentre si cammina (settimana 16). Ogni camminata è un pretesto per ritrovare le sensazioni perdute, farsi attraversare dagli odori del mondo, oppure sentirsi utili a ripulire la nostra casa comune – la Terra – dall’inquinamento che la specie umana ha sparso ai quattro angoli del pianeta.
Ecco allora che anche Andare cantando (settimana 27) non è altro che un allenamento per i polmoni, così usurati dalla cattiva aria delle città dove ormai abita oltre il 50% della popolazione mondiale. Ogni capitolo per Streets è un pretesto per sostenerci nel corpo e nello spirito, nella relazione con il mondo, insegnando non solo la modalità, i 52 modi, ma anche e soprattutto i pensieri, le relazioni con l’intorno, i consigli che solo un praticante sa mettere in atto: “Camminare per perdersi è un modo fantastico per scoprire una città nuova, ma portate sempre con voi una cartina. Le zone inesplorate spesso ci attendono sulla soglia di casa, o a breve distanza”. Se Guy Debord nel 1955 coniò infatti il termine psicogeografia, ci lascia intendere l’autrice, sta a noi capire qual è il confine tra una vita sedentaria e una vita attiva nel corpo e nella mente: Camminare lavorando (settimana 45) o ancora Camminare come forma di meditazione (settimana 51).
Il libro di Streets in fondo scopre quello che abbiamo dimenticato nelle nostre vite urbane, frenetiche e mediate. “Come Homo sapiens, ci siamo evoluti nei millenni per camminare: tutto il giorno, tutti i giorni, portando pesi, nel vento, sotto la pioggia, al sole e all’ombra, su e giù per le colline, lungo i fiumi, per boschi e pianure”. Forse è da qui che possiamo ripartire per comprendere quale possa essere il nostro posto nel mondo, al contempo recuperando le energie disperse quotidianamente nelle nostre vite reali e digitali, e passare così dalla superficie delle cose alla profondità di un sentire concreto, a piedi, il più possibile nella natura e all’aria aperta.

