Israele convoca il gabinetto di sicurezza per la ratifica. Previsto il rilascio di 20 ostaggi in cambio di 1.950 prigionieri palestinesi. Festa a Gaza e a Tel Aviv.
Cresce l’attesa per la firma ufficiale dell’accordo tra Israele e Hamas che dovrebbe porre fine alle ostilità nella Striscia di Gaza. L’intesa, annunciata nella notte italiana da Donald Trump dopo giorni di negoziati a Sharm el-Sheikh, rappresenta la prima fase del piano di pace statunitense, presentato lo scorso 29 settembre.
La firma è attesa in Egitto, dove si sono svolte le ultime trattative sotto la mediazione del Cairo e di Washington. Tuttavia, l’entrata in vigore della tregua dipenderà dall’approvazione formale del governo israeliano, che si riunirà nel pomeriggio (alle 18 ora locale, le 17 in Italia).
Nonostante il clima di speranza, il consenso all’interno dell’esecutivo israeliano non è unanime: il ministro dell’estrema destra Bezalel Smotrich ha già annunciato che voterà contro, avvertendo che “subito dopo il ritorno degli ostaggi, Israele riprenderà con forza la sua missione per l’eradicazione di Hamas e il disarmo completo di Gaza”.
Le condizioni dell’intesa
Secondo fonti di Hamas, l’accordo prevede il rilascio di 1.950 prigionieri palestinesi in cambio di 20 ostaggi israeliani ancora in vita, che potrebbero essere liberati tra domenica e lunedì. Inoltre, nei primi cinque giorni del cessate il fuoco, almeno 400 camion di aiuti umanitari dovranno entrare quotidianamente nella Striscia di Gaza per sostenere la popolazione civile allo stremo.
Il piano elaborato dall’amministrazione Trump prevede una serie di passaggi progressivi:
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cessate il fuoco immediato;
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scambio di ostaggi e prigionieri entro 72 ore;
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ritiro graduale delle truppe israeliane da Gaza;
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avvio del processo di disarmo di Hamas e della ricostruzione della Striscia.
Reazioni internazionali
L’annuncio è stato accolto con entusiasmo nelle strade di Gaza e nella Piazza degli Ostaggi di Tel Aviv, dove le famiglie dei sequestrati hanno celebrato con emozione la notizia.
Anche il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha espresso soddisfazione, auspicando che questo passo “sia il preludio a una soluzione politica stabile che conduca alla creazione di uno Stato palestinese indipendente”.
Dal fronte internazionale sono arrivati numerosi attestati di sostegno. La premier italiana Giorgia Meloni ha definito l’accordo “una straordinaria notizia che apre la strada al cessate il fuoco, al rilascio di tutti gli ostaggi e al ritiro delle forze israeliane su linee concordate”, ringraziando Trump e i mediatori per il loro impegno.
Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in partenza per Parigi per una riunione sull’attuazione del piano di pace, ha assicurato che “l’Italia è pronta a fare la sua parte per consolidare la tregua, inviare aiuti umanitari e partecipare alla ricostruzione di Gaza”, non escludendo un contributo militare “in caso di creazione di una forza internazionale di pace”.
Apprezzamento è giunto anche da Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Cina, Russia, Turchia ed Egitto, che hanno espresso sostegno unanime al processo di pace e all’avvio di una nuova fase di stabilità nella regione.

