La Audiencia Provincial di Santa Cruz de Tenerife ha respinto il ricorso presentato dal Comune della capitale tinerfeña contro l’assoluzione di un uomo arrestato alla fine del 2023, ritenuto responsabile di una serie di incendi avvenuti nella stessa notte nel centro della città.
Alle due e mezza del mattino del 3 ottobre di quell’anno, si sviluppò un incendio in un contenitore per rifiuti con una capacità di 300 litri, di proprietà del Comune, situato all’esterno del Centro di Assistenza Primaria di Salute di Anaga, presso l’Edificio Casa del Mar. Le fiamme si propagarono rapidamente lungo la facciata.
L’incendio interessò la parte esterna del primo piano e il rivestimento del secondo, fino a quando non venne domato dal personale del Centro di Salute e dai Vigili del Fuoco, causando danni stimati in circa 2.500 euro.
Mezz’ora dopo, un altro incendio si sviluppò tra alcune scatole di cartone posizionate accanto ai cassonetti della spazzatura in Calle La Marina. L’intervento della polizia evitò che le fiamme si propagassero, impedendo qualsiasi danno.
Venti minuti più tardi, qualcuno posizionò una bottiglia di plastica con carta incendiata sotto un veicolo nella vicina Calle San Francisco, nel quartiere El Toscal, ma anche in questo caso non si registrarono danni.
Il Tribunale Penale e, ora, la Audiencia Provincial hanno stabilito che non è possibile concludere con certezza che l’imputato, un uomo di 59 anni, sia l’autore del reato di danneggiamento mediante incendio di beni pubblici che gli veniva attribuito.
L’imputato soffre di depressione e di un disturbo bipolare, motivo per cui non si esclude che quel giorno abbia vissuto un episodio di confusione mentale che potrebbe aver compromesso le sue capacità intellettuali.
Dopo l’arresto, l’uomo fu posto in custodia cautelare, ma venne immediatamente rilasciato dopo la prima sentenza di assoluzione.
Successivamente, la Procura decise di presentare un ricorso presso la Audiencia, che ora si è espressa nello stesso senso del Tribunale, ritenendo che la prima sentenza fosse viziata da un errore e che le prove raccolte fossero insufficienti.
Sebbene il Pubblico Ministero ammetta che non esista una prova diretta e inconfutabile dei fatti, sostiene che gli incendi siano stati dimostrati in modo indiretto, poiché si sono verificati nell’arco di appena un’ora in luoghi molto vicini tra loro.
Nel caso del primo incendio, avvenuto presso la Casa del Mar, una guardia di sicurezza identificò l’uomo arrestato come una persona presente nei dintorni circa mezz’ora prima dell’incendio. Tuttavia, per il Tribunale questo elemento non è sufficiente per attribuirgli con certezza la responsabilità dell’accaduto, lasciando spazio al dubbio.
Per quanto riguarda l’incendio in Calle La Marina, non esistono testimoni, mentre per il terzo episodio un residente affermò di aver visto, dalla finestra del suo appartamento al quarto piano, un individuo compiere l’atto incendiario.
Questo testimone identificò l’uomo in una foto fornitagli dalla polizia locale, ma il Tribunale non ebbe accesso a tale immagine e, durante il processo, il testimone non riuscì a riconoscere con certezza l’imputato.
I giudici ritengono che vi sia un “dubbio più che ragionevole” sull’identità del sospettato e sulla sua colpevolezza, poiché l’unica prova concreta è la sua presenza nei pressi del primo incendio circa mezz’ora prima del suo scoppio. Questo elemento potrebbe essere rafforzato dai suoi problemi mentali, ma non costituisce una certezza assoluta.
La Procura ha inoltre sostenuto che la vicinanza temporale e geografica dei tre incendi dimostrerebbe che siano stati provocati da un unico autore. Tuttavia, la Audiencia Provincial ritiene che questa sia solo una valutazione soggettiva e non una prova concreta.

