GINEVRA / RIO DE JANEIRO – L’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha duramente criticato la maxi-operazione di sicurezza condotta martedì nelle favelas di Rio de Janeiro contro il gruppo criminale Comando Vermelho, che si è conclusa con almeno 64 morti, tra cui quattro agenti delle forze dell’ordine.
L’Alto Commissariato dell’ONU, guidato da Volker Türk, ha espresso “orrore” per l’accaduto e ha chiesto indagini rapide e trasparenti per accertare eventuali abusi o esecuzioni extragiudiziali.
2.500 agenti schierati
L’operazione, una delle più imponenti degli ultimi anni, ha coinvolto circa 2.500 agenti tra polizia civile, militare e forze speciali, con l’obiettivo di eseguire un centinaio di mandati di arresto contro esponenti del Comando Vermelho, il principale cartello criminale di Rio.
I blitz sono stati concentrati nei complessi di favelas Alemão e Penha, nella zona nord della città, considerata roccaforte della banda.
Oltre ai 64 morti – per lo più sospetti membri del gruppo criminale – si registrano almeno otto agenti feriti e tre civili colpiti da arma da fuoco.
L’ONU denuncia una “tendenza preoccupante”
L’organismo internazionale ha sottolineato che l’operazione si inserisce in una «preoccupante tendenza» di interventi di polizia estremamente letali nelle aree più povere del Brasile, dove la presenza dello Stato si manifesta quasi esclusivamente in forma repressiva e militarizzata.
Negli ultimi anni numerose ONG brasiliane e internazionali hanno denunciato l’aumento delle incursioni armate nelle favelas, spesso condotte senza adeguate garanzie per la popolazione civile e con scarsi risultati strutturali nella lotta al narcotraffico.
Contesto: livelli record di violenza
Il Brasile è tra i Paesi con il più alto numero di morti provocate da azioni di polizia al mondo.
Secondo dati dell’Istituto di Sicurezza Pubblica di Rio, solo nello Stato di Rio de Janeiro nel 2024 le operazioni di polizia hanno causato oltre 1.300 vittime, in larghissima parte giovani uomini residenti nelle periferie più povere.
Le favelas controllate dai cartelli del narcotraffico restano territori in cui Stato e criminalità organizzata si contendono il potere, con la popolazione civile schiacciata tra scontri armati, assenza di servizi e una cronica impunità giudiziaria.

