Domenica scorsa, a Santa Cruz de Tenerife, si è svolta una protesta contro il turismo di massa, ma i numeri imponenti dell’anno scorso, quando decine di migliaia di persone scesero in piazza, sembrano ormai un lontano ricordo. Questa volta, i manifestanti erano appena trecento, un dato piuttosto marginale se consideriamo che Tenerife conta oltre 950mila residenti.
La manifestazione è stata organizzata dal collettivo Canarias tiene un límite, lo stesso che lo scorso anno, il 20 aprile, promosse la prima grande protesta contro il modello turistico dell’arcipelago. Questa nuova mobilitazione è stata strategicamente fissata in concomitanza con il congresso di agenti di viaggio tedeschi FVW Travel Talk, tenutosi a Santa Cruz di Tenerife lo stesso giorno.
Richieste di un nuovo modello turistico
Felipe Ravina, portavoce del collettivo organizzatore, ha spiegato che nonostante le grandi proteste dello scorso anno, nulla è cambiato. “Chiedere una moratoria turistica non significa essere contro il turismo”, ha dichiarato Ravina, “ma imporre dei limiti per garantire un modello più sostenibile e rispettoso delle isole”. Secondo lui, un turismo regolato porterebbe benefici sia ai visitatori, con un’esperienza più autentica e di qualità, sia ai residenti, sempre più colpiti dalle conseguenze della massificazione turistica.
Ravina ha sottolineato come le problematiche legate al turismo di massa non riguardino più solo una minoranza ambientalista, ma un’ampia fetta della popolazione locale. “Se non è qualcuno che compra la tua proprietà, è una casa vacanza; se non è una casa vacanza, è la trasformazione del luogo dove hai vissuto tutta la vita in ville di lusso”, ha osservato. A questo si aggiunge la perdita delle tradizioni locali: “Vai nei supermercati di sempre e ormai non senti più parlare spagnolo”.
Le conseguenze del turismo di massa
Secondo Ravina, il turismo di massa attualmente presente alle Canarie “non rispetta gli spazi naturali, la cultura e, in generale, le isole”. Questa pressione sta deteriorando il territorio, peggiorando la qualità della vita dei residenti e intrappolando la popolazione in una spirale di povertà e esclusione sociale, nonostante i guadagni generati dal turismo. “La ricchezza non arriva ai canari”, ha aggiunto Ravina, ricordando che l’arcipelago è tra le regioni con i tassi più alti di povertà.
Proposte e prospettive future
Il collettivo propone l’introduzione di una moratoria turistica, simile a quelle adottate con successo in altre parti del mondo, per fermare la crescita incontrollata del settore. L’obiettivo è ridimensionare il turismo e orientarlo verso un modello che rispetti maggiormente l’ambiente, le comunità locali e la cultura dell’isola.
Ravina ha infine ribadito l’intenzione di organizzare nuove manifestazioni, sottolineando che il malcontento della popolazione sta crescendo. “Quando parliamo di turismo rigenerativo, spesso si finisce per ‘turistificare’ anche i luoghi tradizionali della gente del posto”, ha dichiarato. Per questo motivo, il collettivo continuerà a protestare per chiedere un cambiamento al modello turistico e per mostrare alla classe politica che la questione non può più essere ignorata.

