Steven Seagal, celebre attore di film d’azione degli anni Ottanta e Novanta, si è ormai allontanato dal mondo di Hollywood, trovando rifugio in Russia e diventando un fervente sostenitore del governo di Vladimir Putin. La sua relazione con il Cremlino non è una novità: già nel 2016 ha ottenuto la cittadinanza russa e da allora ha ripetutamente elogiato la politica russa, posizionandosi in netta opposizione al governo degli Stati Uniti, che ha accusato di alimentare disinformazione e odio nei confronti della Russia. Il suo impegno a favore del Cremlino ha assunto nuove connotazioni con l’invasione dell’Ucraina nel 2022, evento che Seagal ha apertamente supportato in diverse occasioni.
Di recente, l’attore ha rilasciato un documentario di propaganda intitolato In nome della giustizia, pubblicato sulla piattaforma russa Smotrim. Il film racconta la sua visita nelle zone di guerra del Donbass, dove Seagal ha incontrato soldati e civili locali, cercando di legittimare la narrativa russa sul conflitto. Durante il documentario, Seagal ha dichiarato di essere disposto a “combattere e morire al fianco” di Putin, confermando la sua adesione alla retorica del Cremlino. La dichiarazione ha suscitato non poche polemiche, sia in Occidente sia in Russia, con molti che hanno interpretato le sue parole come una conferma del suo status di “propagandista del regime”.
L’impatto di queste affermazioni è stato notevole, tanto che il movimento russo Veterani della Russia ha pubblicato una lettera aperta in cui invita l’attore a unirsi alle formazioni volontarie russe che combattono sul fronte ucraino. Il movimento ha lodato la fedeltà di Seagal, definendo le sue parole “un simbolo di lealtà e patriottismo” e offrendosi di supportarlo in caso decidesse di prendere parte attiva al conflitto. Sebbene non ci siano indicazioni che Seagal intenda davvero imbracciare le armi, il gesto sottolinea quanto il Cremlino sia disposto a sfruttare personaggi pubblici occidentali per legittimare le proprie azioni.
La posizione di Seagal non è priva di rischi. Negli Stati Uniti, l’attore è stato coinvolto in una serie di scandali che includono accuse di violenza sessuale e violazioni finanziarie. Questo lo ha portato a un lento ma inesorabile declino di popolarità nel suo Paese d’origine, lasciandolo sempre più marginalizzato e senza ruoli rilevanti a Hollywood. È stato proprio questo isolamento che, probabilmente, lo ha spinto a stringere un legame così forte con la Russia, trovando in Putin un punto di riferimento.
L’ascesa della figura di Seagal a simbolo del sostegno internazionale alla causa russa mostra anche il crescente sforzo del Cremlino di utilizzare celebrità straniere per dare credibilità alla propria propaganda. Oltre a Seagal, anche altre personalità occidentali che hanno mostrato simpatia per la Russia sono state coinvolte in eventi e manifestazioni ufficiali per dimostrare che il governo russo non è isolato sulla scena internazionale. A questo proposito, Seagal ha partecipato a eventi come il Congresso Internazionale dei Russophiles a Mosca, dove ha tenuto discorsi che enfatizzano il suo senso di appartenenza alla Russia e condannano quello che lui definisce “l’odio immotivato” verso i russi da parte dell’Occidente.
Il documentario In nome della giustizia, quindi, non è solo una dichiarazione di appoggio personale, ma un ulteriore tassello nella strategia di propaganda russa volta a mobilitare supporto esterno e dare l’illusione di una legittimità internazionale. L’evoluzione di Seagal da star hollywoodiana a portavoce della propaganda del Cremlino riflette quanto possa essere complesso il confine tra celebrità e politica, soprattutto in contesti dove la narrativa di regime gioca un ruolo cruciale nel definire l’immagine di un Paese sul piano globale.
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