Ti raccontiamo quale è il ‘modus operandi’ che gli occupanti utilizzano per assicurarsi di vivere nella casa di altri, almeno per due anni.
Sgomberare gli occupanti sta diventando un vero rompicapo per i proprietari di abitazioni che vedono invase le loro proprietà. Un lungo processo che si aggraverà ulteriormente con l’approvazione della Legge sulla Casa, che prevede, tra le altre misure, di mettere “ostacoli” alla procedura di sfratto.
Non è una questione trascurabile. Il periodo medio di sfratto si attesta a 20,5 mesi se si considerano le procedure dei tribunali di prima istanza e quelli delle corti d’appello. Sono dati del Consiglio Generale del Potere Giudiziario (CGPJ) del 2022, gli ultimi disponibili, e sono i più alti della serie storica.
In questo senso0, il periodo medio nei procedimenti verbali nei tribunali di prima istanza è stato di 10,9 mesi nel 2022; un anno prima era di 9,6 mesi. Se si guarda ancora più indietro, negli ultimi quattro anni tale periodo si è moltiplicato per due: nel 2018 era di 4,9 mesi. Per quanto riguarda le appellazioni presso le corti d’appello, il salto è stato dai 7 mesi del 2017 e 2018 ai 8,5 mesi del 2020 e 2021. E nel 2022? 9,6 mesi in media.
Il 25 maggio scorso il Bollettino Ufficiale dello Stato (BOE) ha pubblicato la Legge 12/2023, del 24 maggio, sul Diritto alla Casa. La normativa approvata, oltre alle “barriere” già citate, rallenta il processo di restituzione delle abitazioni ai loro proprietari. Inoltre, introduce una serie di “diritti” per gli occupanti abusivi.
Ad esempio, il proprietario che è un grande possessore di immobili e che avvia una procedura per recuperare la sua proprietà deve dimostrare che c’è stato un procedimento di conciliazione o mediazione tra le due parti. In caso contrario, la richiesta di sfratto verrà respinta. La legge rende anche più flessibili gli sfratti per mancato pagamento degli affitti sia per i piccoli che per i grandi proprietari: se si tratta di una persona fisica, il termine è di due mesi; se è una persona giuridica, quattro mesi.
Qual è il metodo degli occupanti abusivi usato da Barcellona a Madrid?
Non esiste un unico modus operandi che le organizzazioni degli occupanti abusivi utilizzano per entrare in proprietà altrui e stabilirsi al loro interno. Uno dei metodi è nato in Catalogna, quattro anni fa, dove il movimento degli occupanti abusivi è più sviluppato. E si sta espandendo anche in altre comunità autonome, tra cui Madrid.
Il suo nome? La nota ‘tecnica della pizza’. In cosa consiste? L’occupante abusivo ordina una pizza e raccoglie il relativo scontrino nel portone della casa che intende occupare. Con lo scontrino in mano, attende 48 ore per entrare nell’edificio.
In caso la polizia intervenga a seguito della segnalazione del proprietario, di un vicino o se suona l’allarme, l’occupante mostra il suddetto scontrino alle forze dell’ordine.
In questo modo semplice, l’occupante abusivo attesta di aver vissuto in quell’immobile per due giorni. Così, in caso di dubbi, non può essere sfrattato immediatamente. In altre parole, la questione passerebbe ai tribunali. E, considerati i tempi della giustizia, si assicura circa due anni di permanenza “gratis”.

