Nel silenzio delle campagne italiane si consuma, anno dopo anno, una tragedia quasi invisibile: più di cento agricoltori perdono la vita schiacciati dai propri trattori, spesso ribaltati su terreni scoscesi. È una strage che non fa rumore, ma che si ripete con una regolarità inquietante — e che, secondo gli esperti, sarebbe in gran parte evitabile.
Un decreto del 2015 ha introdotto l’obbligo di revisione periodica dei mezzi agricoli, sul modello di quanto accade per le automobili. Ma a quasi dieci anni di distanza, la norma non è mai diventata effettiva: la sua applicazione è stata rimandata di proroga in proroga, fino all’ultima, inserita nel “Milleproroghe” del marzo scorso.
Un dramma che non fa notizia
I trattori raramente conquistano le prime pagine dei giornali: fanno notizia solo in casi eccezionali, come la recente tragedia di Castel d’Azzano, costata la vita a tre carabinieri, o durante le proteste agricole che hanno attraversato l’Europa lo scorso anno. Eppure, dietro le quinte del mondo rurale, la quotidianità racconta un’altra storia: quella di agricoltori che muoiono soli, schiacciati da mezzi spesso troppo vecchi e privi di adeguati sistemi di sicurezza.
Secondo i dati di Federacma, l’associazione dei rivenditori di macchine agricole aderente a Confcommercio, circa il 70% delle morti sul lavoro in agricoltura è legato proprio al ribaltamento dei trattori. L’assenza di statistiche ufficiali dettagliate, denunciano le associazioni di categoria, contribuisce a sottovalutare la portata del fenomeno: l’Inail, infatti, registra gli incidenti agricoli, ma senza fornire dati specifici sulle cause.
Il doppio problema dell’età
Dietro questa emergenza si nasconde un doppio fattore di rischio: l’età avanzata dei mezzi e quella dei loro conducenti. In Italia circolano più di 2,5 milioni di trattori, e circa il 70% ha oltre 25 anni. Molti di questi veicoli non dispongono di dispositivi salvavita come il Rollbar (Rollover Protection Structure) o le cinture di sicurezza, oggi considerati standard di sicurezza irrinunciabili.
A ciò si aggiunge l’età media dei lavoratori agricoli, tra le più alte d’Europa: circa 63 anni, con non pochi casi di agricoltori ultraottantenni ancora attivi. Una combinazione pericolosa, che aumenta drasticamente il rischio di incidenti gravi o mortali.
Una legge mai applicata
Eppure, la soluzione — almeno in parte — esiste già. Il decreto interministeriale del 2015 prevedeva la revisione obbligatoria dei mezzi agricoli, per verificarne l’efficienza e la sicurezza. Ma i decreti attuativi non sono mai arrivati. Di anno in anno, la misura è stata rinviata, lasciando il settore in una sorta di limbo normativo.
«Da decenni si consuma una strage silenziosa nei campi — ha denunciato Andrea Borio, presidente di Federacma — e potrebbe essere drasticamente ridotta semplicemente applicando una legge già scritta. Non servono nuove norme, ma la volontà politica di far rispettare quelle esistenti».
Borio sottolinea come in Paesi come Francia, Germania e Austria l’introduzione delle revisioni obbligatorie abbia ridotto la mortalità fino al 90%. «La revisione dei trattori non è una formalità burocratica — aggiunge — ma un dovere morale verso chi lavora la terra, e un segno di rispetto per tutti gli altri utenti della strada».

