Mentre a Bruxelles cresce la preoccupazione per una possibile offensiva russa entro pochi anni, i servizi segreti italiani ridimensionano l’allarme: Mosca non avrebbe né le risorse né la capacità militare per lanciare un attacco diretto contro la Nato o i Paesi dell’Unione Europea.
Il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, ha recentemente ipotizzato un’invasione «entro tre o quattro anni». Tuttavia, fonti dell’intelligence italiana affermano di «non capire» su quali basi Berlino consideri imminente uno scontro militare, sottolineando che le reali capacità offensive di Mosca si sono già viste in Ucraina, dove l’esercito russo è impantanato in una guerra di logoramento. La Nato, inoltre, dispone di forze e tecnologie nettamente superiori a quelle ucraine.
Colpi di mano, non guerre su larga scala
Secondo quanto riportato in occasione della presentazione della nuova rivista dei servizi, Gnosis, la Russia potrebbe al massimo tentare azioni limitate simili a quella della Crimea nel 2014, piuttosto che un’invasione convenzionale su vasta scala. Episodi come i droni caduti in Polonia vengono interpretati più come provocazioni o test delle reazioni dell’Alleanza, che non come vere minacce di guerra.
Moldova e paesi baltici
Gli scenari ritenuti più plausibili riguardano aree di confine, come la Moldova, dove la presenza russa è storicamente forte, mentre i Paesi baltici, pur i più timorosi, godono della protezione diretta della Nato: colpirli significherebbe aprire un conflitto totale con l’Alleanza. Un rischio che Mosca, secondo gli 007 italiani, non può permettersi, anche perché una guerra moderna si regge su tecnologia, arsenali avanzati ed economia solida: tre elementi oggi carenti per la Russia.
La minaccia ibrida
Il vero pericolo, sottolineano i servizi, non è tanto militare quanto ibrido. Mosca è in grado di condurre campagne coordinate sul piano cibernetico, economico, informativo e diplomatico, sfruttando le fragilità sistemiche dei Paesi occidentali. Disinformazione, cyber-attacchi e pressione economica sono considerati le armi più insidiose del Cremlino.
Le difficoltà al fronte
Sul campo, intanto, Vladimir Putin parla di 700 mila soldati schierati in Ucraina, mentre Kiev rivendica la riconquista di diversi villaggi e di circa 160 km² nella regione di Donetsk. Secondo l’Institute for the Study of War, invece, le truppe russe avrebbero guadagnato 594 km² solo nel mese di agosto. Ma nonostante i numeri, la Russia appare in difficoltà, tanto che le esercitazioni Zapad-2025, presentate come una prova di forza, hanno coinvolto circa la metà dei militari rispetto alle edizioni precedenti.
Più propaganda che forza
Gli esperti militari concordano: le grandi manovre e la retorica bellicista di Mosca sono soprattutto strumenti di pressione politica e diplomatica. L’obiettivo di Putin, secondo questa lettura, non sarebbe aprire un conflitto diretto con la Nato, bensì intimorire gli europei e strappare concessioni nei negoziati che vadano oltre i risultati ottenuti sul campo di battaglia.

