Il divario tra stipendi e costo degli affitti continua ad allargarsi. Secondo lo studio “Relazione tra salari e affitti nel 2024”, basato sui dati dell’Indice Immobiliare Fotocasa e sulle offerte di lavoro della piattaforma InfoJobs, nel 2024 il prezzo al metro quadro per le abitazioni in affitto alle Canarie è aumentato del 5,6%, mentre gli stipendi offerti sono diminuiti dello 0,9%.
Nel concreto, i lavoratori delle Canarie sono passati da uno stipendio medio annuo di 23.908 euro nel 2023 a 23.686 euro nel 2024. Parallelamente, il costo medio dell’affitto è passato da 12,79 €/m² al mese a 13,50 €/m²: per un appartamento di 80 m² si parla di una spesa annua di 12.960 euro.
Osservando l’andamento dal 2021, in soli tre anni gli stipendi medi offerti sono calati del 6,8% (quasi il 20% in cinque anni), mentre il prezzo degli affitti è aumentato del 40,2% (38,6% negli ultimi cinque anni).
«Negli ultimi tre anni, il prezzo degli affitti è cresciuto quasi quattro volte più degli stipendi. Questo squilibrio mina la sostenibilità economica delle famiglie», spiega María Matos, direttrice degli studi e portavoce di Fotocasa. «Oggi gli inquilini destinano il 47% del proprio reddito all’affitto, ben oltre la soglia consigliata. L’impennata dei canoni è dovuta a fattori strutturali: una domanda altissima a fronte di un’offerta storicamente bassa. A ciò si aggiunge un mercato del lavoro fragile, segnato da precarietà e instabilità, che rende l’accesso alla casa sempre più difficile e rafforza un modello abitativo diseguale».
Mónica Pérez, direttrice comunicazione e studi di InfoJobs, sottolinea: «A livello nazionale, gli stipendi medi offerti sono cresciuti nel periodo post-pandemico, ma questo trend non si è verificato alle Canarie. Inflazione e perdita del potere d’acquisto hanno segnato profondamente la qualità della vita, e nonostante lievi segnali di ripresa a fine 2024, la difficoltà ad accedere a un affitto dignitoso persiste. La riforma del lavoro ha ridotto la precarietà contrattuale, ma la stagionalità rimane un fattore dominante nel mercato canario».
Guardando alle comunità autonome, nel 2024 gli stipendi medi sono diminuiti in cinque regioni rispetto all’anno precedente, mentre in ben 16 regioni il costo degli affitti è aumentato. In otto di queste, l’aumento ha superato il 10%, mentre l’incremento salariale ha superato il 5% solo in due regioni.
Estremadura: calano i salari, restano gli affitti più bassi
Estremadura è la regione dove il calo degli stipendi è stato più marcato: dai 26.844 euro medi annui del 2023 si è scesi a 24.001 euro nel 2024 (-10,6%). Nello stesso periodo, però, anche il costo dell’affitto è salito dell’8,3%, passando da 6,30 €/m² a 6,82 €/m² al mese, pur restando la regione con gli affitti più economici del Paese.
Madrid: boom degli affitti, salari quasi fermi
A Madrid, il prezzo degli affitti è cresciuto del 18,6% in un anno: da 17,38 €/m² al mese nel 2023 a 20,62 €/m² nel 2024. Gli stipendi medi sono aumentati solo del 4,6%, passando da 26.836 euro a 28.075 euro annui.
Analisi provinciale: pochi miglioramenti
Nel 2024, gli stipendi sono cresciuti in 31 delle 48 province analizzate, ma in 40 province gli affitti sono aumentati. I lavoratori di Badajoz sono stati tra i più penalizzati: il loro stipendio medio è sceso dell’11,5% (da 26.461 a 23.421 euro annui), mentre l’affitto è aumentato del 5,5%.
Palencia: record nell’aumento degli affitti
Palencia registra l’incremento più alto degli affitti nel 2024: +19,5% rispetto al 2023. Il canone medio è passato da 6,82 €/m² a 8,15 €/m² al mese, mentre lo stipendio medio è salito solo del 5,9% (da 22.968 a 24.327 euro).
Qualche eccezione positiva
Le province di Álava/Áraba, Teruel, Guadalajara e Huelva sono tra le poche in cui gli stipendi sono aumentati e i prezzi degli affitti sono diminuiti. In Cantabria, invece, si è assistito a una doppia flessione: sia dei salari che dei canoni.

