Negli ultimi anni, una nuova sostanza psicoattiva sta preoccupando seriamente le autorità sanitarie e le forze dell’ordine: si tratta della cosiddetta “cocaina rosa”, conosciuta anche come “tucibi” o “tusi”. Il nome, accattivante e colorato, nasconde una miscela sintetica estremamente pericolosa, capace di provocare gravi danni neurologici e psichici, soprattutto tra i giovani, che ne sono i principali consumatori.
Contrariamente a quanto il nome possa suggerire, la “cocaina rosa” non ha nulla a che vedere con la cocaina classica. È infatti composta da una combinazione di sostanze sintetiche, tra cui la 2C-B (una potente droga psichedelica appartenente alla famiglia delle fenetilamine), MDMA (più nota come ecstasy) e spesso ketamina. A queste sostanze viene aggiunto un colorante alimentare rosa per renderla più riconoscibile e, paradossalmente, più “attraente” agli occhi di un pubblico giovane. È una droga di design, pensata e venduta come “alternativa di lusso”, spesso associata a feste private e ambienti esclusivi, ma la sua diffusione sta crescendo anche nei contesti urbani più ordinari.
Medici e tossicologi hanno lanciato l’allarme per gli effetti devastanti di questa sostanza. L’assunzione può provocare allucinazioni, stati di agitazione estrema, deliri psicotici e crisi di panico. Nei casi più gravi può condurre a forme di psicosi permanenti, alterazioni della percezione del tempo e dello spazio, e nei soggetti più vulnerabili, all’insorgere di vere e proprie patologie mentali. Il rischio di dipendenza è elevato, così come quello di overdose, aggravato dall’imprevedibilità della composizione chimica, che varia da partita a partita, rendendo impossibile per il consumatore conoscere con precisione ciò che sta assumendo.
A preoccupare è soprattutto la diffusione della cocaina rosa tra gli adolescenti. Indagini condotte a Roma e in altre grandi città italiane hanno rivelato come questa sostanza stia circolando anche tra i minorenni, venduta a prezzi esorbitanti – fino a 300 o 400 euro al grammo – ma spesso frazionata in microdosi più “accessibili”. La narrazione che la droga sia “sicura” o “non dannosa” perché di sintesi o “di moda” contribuisce a sottovalutarne i rischi.
Le autorità europee, insieme agli organi sanitari, stanno monitorando da vicino il fenomeno. Gli esperti sottolineano che il problema non è solo sanitario, ma anche culturale: si tratta di una droga che fa leva su estetica, esclusività e socialità, spesso veicolata attraverso i social network, con contenuti che la normalizzano o addirittura la esaltano.
Di fronte a questa emergenza silenziosa, è fondamentale rafforzare gli interventi di prevenzione nelle scuole, promuovere campagne informative rivolte alle famiglie e ai giovani e potenziare i servizi di ascolto e supporto psicologico. La “cocaina rosa” non è un gioco, né un fenomeno passeggero: è una minaccia concreta che richiede consapevolezza, responsabilità e azione immediata.

