Tre odontoiatri sotto accusa. La procura: “Errore nella somministrazione, defibrillatore non usato”
Quella che doveva essere una semplice visita odontoiatrica si è trasformata in una tragedia. Gaia Pagliuca, 23 anni, è morta dopo tre giorni di coma in ospedale, in seguito a un arresto cardiaco avvenuto nello studio dentistico dove si era recata per curare una carie. Ora una consulenza tecnica disposta dalla procura di Perugia punta il dito contro tre dentisti di Assisi — un padre e le sue due figlie — accusandoli di gravi negligenze.
L’intervento mai previsto e la reazione improvvisa
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Gaia si era presentata a digiuno di informazioni: quel giorno non era prevista l’estrazione del dente del giudizio, ma il trattamento è stato eseguito comunque. La giovane aveva appena pranzato. Durante la fase di risciacquo con collutorio, avrebbe iniziato a mostrare segni di sofferenza: spasmi, difficoltà respiratorie, e infine l’arresto cardiaco.
Dalla consulenza emerge che il defibrillatore, pur presente nello studio, non è stato utilizzato. Un’omissione che, secondo i periti, potrebbe aver compromesso le possibilità di salvezza: “Il suo impiego avrebbe potuto ristabilire il normale ritmo cardiaco e garantire un supporto vitale efficace”, scrivono gli esperti nominati dalla procura.
La causa: tossicità da anestetico
La giovane aveva ricevuto quattro fiale di anestetico locale per bloccare il nervo tronculare, oltre a due fiale supplementari iniettate direttamente nel legamento del dente, poiché continuava ad avvertire dolore. Proprio questa somministrazione massiccia — definita “non proporzionata” — avrebbe scatenato una tossicità sistemica, ovvero una reazione all’anestetico che ha portato all’arresto cardiocircolatorio.
Il padre della ragazza, presente nello studio ma fuori dalla sala operativa, ha raccontato di aver udito le urla della figlia poco prima del collasso.
Mancanze nella preparazione e nella gestione dell’emergenza
Un altro punto critico individuato dalla consulenza riguarda la procedura anestetica stessa: sarebbe stata eseguita in modo inadeguato, forse anche a causa dell’assenza di uno studio radiografico accurato che avrebbe potuto rivelare eventuali varianti anatomiche nel nervo da anestetizzare.
A questo si aggiunge la gestione dell’emergenza: oltre alla mancata defibrillazione, non è stata osservata una delle regole basilari della preparazione a interventi odontoiatrici invasivi, ossia il digiuno. La paziente ha infatti rigurgitato durante le manovre rianimatorie, aumentando il rischio di soffocamento e complicanze.
Il trasporto e la morte
All’arrivo del 118, i sanitari hanno somministrato l’antidoto per l’anestetico e disposto il trasferimento urgente in elicottero verso l’ospedale. Le manovre sono state eseguite correttamente, ma Gaia era rimasta in arresto per circa un’ora, con danni cerebrali irreversibili. È morta dopo tre giorni.
Le conclusioni della consulenza
“La condotta dei sanitari dello studio dentistico — si legge nel documento — presenta gravi elementi di censura”. Gli errori contestati vanno dalla somministrazione dell’anestetico, alla scelta di procedere all’estrazione senza accertamenti radiologici, fino alla mancata risposta tempestiva all’arresto cardiaco.
La procura ora valuta i profili di responsabilità a carico dei tre professionisti.

