Il Tribunale Supremo spagnolo ha confermato la condanna a dieci anni e mezzo di reclusione per Tiago Fontoura, ritenuto il capo della truffa piramidale internazionale nota come GetEasy, che ha provocato un danno di oltre 31 milioni di euro a migliaia di persone ingannate con la promessa di acquistare o affittare apparecchi GPS che, in realtà, non sono mai esistiti.
I giudici hanno confermato la quasi totalità delle condanne già emesse dall’Audiencia Nacional, tranne una lieve riduzione di pena per uno degli imputati: il leader della Chiesa Ortodossa Cattolica del Portogallo, coinvolto per reati di riciclaggio.
Secondo la sentenza, gli organizzatori “non hanno risparmiato sforzi” per promuovere il progetto truffaldino con eventi, pubblicità e incontri in hotel di lusso, pur sapendo di ingannare consapevolmente migliaia di persone in tutto il mondo.
Una truffa globale mascherata da investimento in GPS
L’attività fraudolenta ha avuto origine in Brasile oltre dieci anni fa, sotto il nome di BBOM, e si è poi estesa ad altri Paesi cambiando nome in GetEasy, focalizzandosi sulla falsa compravendita e locazione di dispositivi GPS. Le vittime venivano convinte a investire denaro per acquistare tali dispositivi o diritti sul loro presunto noleggio, con la promessa di ottenere entrate “passive”.
Fontoura, come volto principale del progetto, promuoveva GetEasy come un modo semplice e rapido per arricchirsi. Tuttavia, secondo la magistratura, dietro questa facciata non vi era nessun reale prodotto o attività commerciale: i dispositivi GPS non esistevano, né esistevano clienti interessati ad affittarli.
Migliaia di vittime in tutto il mondo
Solo in Spagna, secondo l’Audiencia Nacional, sono state identificate circa 6.400 vittime, numero che la Guardia Civil ha ampliato a 10.500 persone in 33 Paesi. Su scala globale, durante il processo, si è parlato di oltre 60.000 truffati in 70 nazioni, con alcune stime giornalistiche francesi che ipotizzano fino a 300.000 vittime in tutto il mondo.
I truffatori avevano annunciato l’acquisto di oltre 375.000 dispositivi GPS, ma ne avevano realmente acquistato appena il 3%. Come spesso accade nei sistemi piramidali, venivano erogati piccoli importi agli investitori per rendere credibile il sistema, senza che essi ricevessero veri profitti.
Le indagini e l’operazione Bateo
Le prime anomalie sono emerse in Spagna, quando Caixabank ha segnalato movimenti sospetti per milioni di euro su un conto i cui titolari non erano in grado di giustificare l’origine del denaro. La maggior parte degli arresti è avvenuta nel 2016 durante l’operazione “Bateo” condotta dalla Guardia Civil. Fontoura è stato catturato solo in seguito, dopo essersi rifugiato in Tunisia, dove tentava di riavviare lo schema truffaldino.
Le forze dell’ordine spagnole e portoghesi hanno scoperto un articolato sistema societario internazionale usato per occultare e riciclare il denaro, coinvolgendo anche persone inconsapevoli della natura fraudolenta dell’operazione. I nomi delle società venivano modificati regolarmente: da BBOM a GetEasy, poi a IGetMania e infine ViConcept, per continuare ad attrarre nuovi investitori dopo il fallimento delle precedenti.
Le condanne e le ammissioni di colpevolezza
Al termine del processo, il Tribunale Supremo ha confermato le condanne per dieci imputati, con pene fino a dieci anni e mezzo per reati di associazione per delinquere, truffa aggravata e riciclaggio di denaro. Alcuni imputati hanno cercato accordi con la Procura, ammettendo i fatti e impegnandosi a risarcire le vittime, ma in molti casi i rimborsi non sono mai arrivati.
Il coinvolgimento della Chiesa Ortodossa
Tra i condannati figura anche Mário Manuel Lopes Ribeiro, noto come “Don João”, leader della Chiesa Ortodossa Cattolica del Portogallo, condannato a due anni di carcere (poi ridotti a uno) per riciclaggio di denaro, per aver canalizzato parte dei fondi della truffa verso una società registrata in un monastero ortodosso vicino a Lisbona. Oltre alla pena detentiva, gli è stata inflitta una multa di oltre 262.000 euro.
Durante il processo, Don João ha dichiarato di aver conosciuto uno degli imputati e di aver ricevuto il denaro nell’ambito di un presunto accordo commerciale per identificare Paesi africani in cui investire. Tuttavia, il tribunale ha ritenuto non credibile tale giustificazione, considerandola parte integrante del meccanismo di riciclaggio messo in atto dal gruppo.

