Con l’entrata in vigore del nuovo Registro Unico degli Affitti di Breve Durata, la Spagna compie un passo importante verso il controllo del mercato immobiliare turistico. Dal 1° luglio, ogni proprietario che voglia affittare una casa a uso turistico è obbligato a ottenere un codice identificativo da includere negli annunci pubblicati online. Senza questo codice, gli appartamenti non potranno più comparire su piattaforme come Airbnb, Booking o simili.
Il provvedimento nasce con l’intento di contrastare l’offerta illegale di alloggi per turisti e di facilitare il lavoro delle autorità locali in materia di controlli fiscali, urbanistici e di sicurezza. Tuttavia, i primi numeri raccontano una realtà ancora distante dagli obiettivi del governo. Su circa 368.000 appartamenti turistici stimati in tutta la Spagna, meno della metà – circa il 46% – risulta effettivamente registrata. Questo significa che oltre 190.000 alloggi, se non regolarizzati, dovranno essere rimossi dalle piattaforme digitali nelle prossime settimane.
La risposta dei proprietari è stata eterogenea e mostra differenze significative tra territori. In regioni come Madrid, la percentuale di alloggi registrati è ancora molto bassa, inferiore al 10%, mentre in province ad alta vocazione turistica come Malaga o le Isole Baleari, la registrazione ha raggiunto livelli ben più alti. Questo squilibrio geografico evidenzia quanto la normativa sia accolta in modo disomogeneo e come la pressione abitativa nelle grandi città renda più complicata l’applicazione delle nuove regole.
Oltre all’obbligo di registrazione, il decreto impone alle piattaforme online di rimuovere entro 48 ore tutti gli annunci privi di numero identificativo. Il mancato rispetto di questa norma può comportare sanzioni fino a 500.000 euro, sia per i proprietari che per i portali digitali. È già stato avviato un monitoraggio capillare per identificare gli annunci irregolari: decine di migliaia di casi sono già stati segnalati alle piattaforme per la rimozione forzata.
Il governo presenta la misura come un primo strumento per riportare equilibrio tra affitti brevi e lungo termine, in un contesto in cui la carenza di abitazioni accessibili ha raggiunto livelli critici. Tuttavia, diversi esperti sottolineano come il registro, da solo, non possa risolvere il problema strutturale della scarsità di alloggi. Senza un piano concreto di investimento pubblico nella costruzione di nuove abitazioni e una regolazione coerente a livello nazionale, l’impatto del provvedimento rischia di restare limitato.
Ciò che emerge con chiarezza è che la metà degli appartamenti finora affittati ai turisti rischia di scomparire dal mercato, almeno temporaneamente. Un effetto che potrebbe avere ricadute economiche importanti, soprattutto per le città che hanno basato gran parte della propria offerta turistica su queste formule abitative. Al tempo stesso, però, l’iniziativa può rappresentare un’opportunità per favorire il ritorno di molti alloggi al mercato residenziale tradizionale, contribuendo ad alleviare – almeno in parte – la crisi abitativa che colpisce migliaia di famiglie in tutto il paese.

