“Siamo una grande nazione, ma non possiamo illuderci: non facciamo parte delle superpotenze.” Con queste parole, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sintetizzato la posizione dell’Italia nello scenario internazionale, tra orgoglio per i propri risultati e consapevolezza dei limiti strutturali che impediscono al Paese di giocare un ruolo da protagonista assoluto.
Una grande, ma non una superpotenza
L’Italia è tra le economie più importanti del mondo e dispone di competenze tecnologiche e industriali di alto livello. Tuttavia, nel contesto geopolitico attuale, dominato da nazioni con enorme capacità militare, risorse energetiche e influenza strategica, il nostro Paese rimane ai margini del “club” delle vere potenze globali.
Crosetto non nasconde la sua preoccupazione per il declino della multilateralità e per la ridotta incisività di organizzazioni come l’Unione Europea e le Nazioni Unite, ormai incapaci di incidere sulle grandi crisi internazionali.
Spesa militare e difesa europea
Il ministro ha più volte richiamato l’attenzione sul ritardo accumulato negli investimenti per la Difesa, stimato in oltre un decennio. Pur avendo formalmente raggiunto la soglia del 2% del PIL, resta ancora molto da fare per potenziare le capacità operative e tecnologiche delle forze armate.
Tra le proposte avanzate, figura la creazione di un “Patto europeo per la difesa” che unisca impegni comuni, coordinamento industriale e incentivi finanziari per i Paesi membri. Un altro punto chiave è la costituzione di una “riserva selezionata volontaria”, formata da professionisti con competenze strategiche come informatica, ingegneria e cybersecurity, in grado di supportare le esigenze operative in situazioni di emergenza.
Dopo la pace, la consapevolezza
Gli ultimi eventi internazionali hanno costretto l’Italia a confrontarsi con una realtà scomoda: il Paese non era pronto ad affrontare scenari di guerra diretta. Negli ultimi decenni si è investito molto nelle missioni di pace, ma poco nella difesa del territorio e nella modernizzazione degli armamenti.
Crosetto ha sottolineato che la sicurezza nazionale non è un optional, ma un prerequisito per garantire ogni altra dimensione della vita sociale ed economica.
L’unica via: autonomia strategica e coesione
Per il ministro, l’unica strada per “contare davvero” passa da tre direttrici fondamentali:
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Potenziare la difesa nazionale, colmando i gap tecnologici e aumentando la prontezza operativa.
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Spingere verso una vera difesa comune europea, capace di garantire autonomia strategica e di ridurre la dipendenza da attori esterni.
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Rafforzare la resilienza interna, creando un sistema che integri forze professionali e risorse civili specializzate.
Solo così l’Italia potrà passare da semplice “grande nazione” a interlocutore realmente influente nel panorama delle potenze mondiali.

