Dietro l’immagine rispettabile di un manager d’azienda, si nascondeva un padre violento e spietato. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Chieti, che ha chiesto il rinvio a giudizio per un uomo accusato di maltrattamenti aggravati e continuati nei confronti delle proprie figlie, oggi adolescenti di 12 e 14 anni.
Le due bambine, all’epoca dei fatti di appena 7 e 9 anni, avrebbero vissuto per anni in un clima di terrore all’interno delle mura domestiche: punizioni crudeli, privazioni del sonno e violenze fisiche e psicologiche quotidiane.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe costretto una delle figlie a mangiare il proprio vomito, dopo averla obbligata a finire tutto il cibo nel piatto. Episodi che descrivono una “casa dell’orrore”, come la definisce la procura nella richiesta di rinvio a giudizio.
Un caso riaperto grazie alla causa di separazione
Il caso, inizialmente archiviato, è stato riaperto dopo le dichiarazioni rese dalle due sorelle nel corso della causa di separazione tra i genitori. Le loro testimonianze, ritenute pienamente attendibili da una perizia, hanno portato i giudici civili a trasmettere gli atti alla procura penale.
L’immagine pubblica dell’uomo – un manager stimato e ben inserito nel contesto professionale – avrebbe contribuito a renderlo insospettabile, permettendogli di agire per anni senza destare sospetti.
Il regime di terrore in casa
Dalle dichiarazioni delle minori emerge un clima di controllo totale e violenza sistematica. Bastava una parola sbagliata, uno sguardo o un errore nei compiti per scatenare la furia del padre. Le bambine venivano costrette a studiare sotto la sua sorveglianza e, se non terminavano gli esercizi, venivano svegliate nel cuore della notte per proseguire.
Anche i bisogni fisiologici erano soggetti al suo controllo: le figlie dovevano chiedere il permesso per andare in bagno. In caso di “incidenti”, il padre le avrebbe costrette a lavare da sole i propri vestiti sporchi.
Minacce e terrore psicologico
Alle percosse e agli insulti si aggiungevano continue umiliazioni verbali. Le vittime vivevano in un clima di costante intimidazione, con la minaccia di punizioni sempre più severe.
Durante la separazione con la moglie, l’uomo avrebbe anche tentato di manipolare le figlie, minacciandole di “gravi conseguenze” se avessero deciso di vivere con la madre – estranea a ogni responsabilità penale. In una circostanza, secondo quanto riportato negli atti, avrebbe persino usato una balestra per spaventarle.
Le indagini, ora concluse, delineano il profilo di un uomo che ha trasformato la casa di famiglia in un luogo di terrore, con conseguenze potenzialmente irreversibili per l’integrità fisica e psicologica delle due bambine.
La parola passa ora al tribunale, che dovrà decidere se rinviare il manager a giudizio.
