Il caffè, ormai considerato un bene di lusso, ha subito un aumento del 70% nel 2024 e inizia il 2025 con ulteriori rincari. Un pacchetto da 250 grammi potrebbe presto costare fino a 3,50 euro.
Il prezzo del caffè ha chiuso il 2024 con un’impennata del 70%, e l’inizio del 2025 vede già nuovi aumenti. Le aziende produttrici avvertono che non sarà più possibile assorbire i rincari e che inevitabilmente questi verranno trasferiti sul mercato, dove gli effetti si stanno già facendo sentire.
Attualmente, un pacchetto da 250 grammi costa circa tre euro nelle Canarie, ma si stima che nei prossimi mesi il prezzo salirà a 3,50-3,60 euro. Anche nei bar la situazione non promette bene.
Oggi, una tazza di caffè costa mediamente tra 1 e 1,20 euro, ma si prevede che nelle prossime settimane il prezzo aumenterà di 15-20 centesimi, a seconda del locale.
Una crisi globale
Secondo fonti vicine al settore, il canale horeca (hotel, ristoranti e caffetterie) è già consapevole del problema: “Sanno che è un fenomeno globale, non un capriccio dei distributori. Questo è il prezzo ed è inevitabile”, spiegano. Nonostante le aziende abbiano cercato di contenere parte dei rincari negli ultimi mesi, non è più possibile continuare a farlo.
Un chilo di caffè in grani costava sei euro, mentre ora è salito a nove. Secondo gli esperti del settore, si è verificata una “tempesta perfetta” che ha trasformato il caffè in un prodotto di lusso. La domanda, però, rimane inelastica: i consumatori non rinunciano al caffè, anche se il prezzo aumenta.
Tra le cause principali del rincaro c’è la crescita della domanda globale e il calo della produzione dovuto a condizioni climatiche sfavorevoli in Brasile, principale fornitore delle Canarie, colpito da siccità e piogge.
Anche la forza del dollaro ha contribuito a peggiorare la situazione, aumentando i costi di produzione e rendendo il prodotto finale più caro. Inoltre, il processo di lavorazione comporta una riduzione del 18% del peso del caffè: ad esempio, tostare 300 chili di caffè produce solo 250 chili di prodotto pronto.
Altri fattori di crisi
Il conflitto nel Mar Rosso ha influenzato il traffico navale, favorendo il porto di Las Palmas ma aumentando i costi di trasporto. Molte compagnie evitano il Canale di Suez, preferendo la più lunga e costosa rotta del Capo di Buona Speranza. Questo comporta maggiori spese, tempi di navigazione più lunghi e ritardi nelle consegne.
Secondo alcune fonti, le difficoltà logistiche hanno portato a situazioni estreme, come “aste” per i posti nelle stive delle navi, dove chi offre di più riesce a far partire il proprio carico. Alcune aziende, addirittura, sono state costrette a noleggiare navi private per trasportare il caffè in Europa.
Un ulteriore aggravio è rappresentato dal nuovo regolamento dell’Unione Europea contro la deforestazione, che impone di certificare che il caffè importato non sia stato prodotto su terreni disboscati. Questo comporta un costo aggiuntivo di circa 1.500 euro per ogni container di caffè.
Massimi storici
Il caffè ha raggiunto i massimi storici nelle borse mondiali: i livelli attuali non si vedevano dal 1977. Gli esperti avvertono che gli aumenti non sono destinati a fermarsi nel breve termine.

