24 de Febbraio de 2024 06:10

Il ciclismo piange Vittorio Adorni: vinse un Giro d’Italia e fu campione del mondo

Aveva 85 anni, è stato uno dei grandi delle due ruote azzurre. Nel 1965 con la corsa rosa, 3 anni dopo con il mondiale di Imola i momenti clou di una grande carriera.

Il ciclismo italiano piange uno dei suoi grandi, Vittorio Adorni, scomparso all’età di 85 anni. Professionista dal 1961 al 1970, vinse il Giro d’Italia nel 1965 e il campionato del mondo del 1968: furono gli apici di una carriera che lo ha visto primeggiare in 60 corse. Ma al di là delle indubbie qualità di atleta, Vittorio Adorni è stato probabilmente lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo ciclismo. Nei primi anni Sessanta il ciclista era l’espressione di una Italia contadina, che si identificava perfettamente in quello sport di sudore e fatica. Adorni ha dato una svolta più ‘intellettuale’ a quella figura. Sulla fatica immane che ancora oggi fa da inevitabile sfondo al mestiere, ha intagliato la disinvoltura davanti al microfoni, le opinioni espresse in maniera forbita ed elegante. Particolari che non sfuggirono a Sergio Zavoli, che fece di lui opinionista fisso nella trasmissione più famosa della storia del ciclismo italiano, il ‘Processo alla Tappa’.

Vittorio Adorni e quella fuga di 90 chilometri diventata leggenda
Talmente a proprio agio davanti alle telecamere, che nel periodo al quale è legato il suo successo più famoso – il Mondiale di Imola – ad Adorni fu affidata la conduzione, insieme a Liana Orfei, di un gioco a premi in tv dal titolo ‘Ciao mamma’.

Proprio la puntata seguente al trionfo iridato, fu una delle tante occasioni in cui Adorni parlò di quella impresa. Una gara che, con tanti assi al via, si presentava assai incerta. Adorni invece, sfruttando uno straordinario lavoro di squadra, fu protagonista di una cavalcata di 90 chilometri che lo fece entrare nella storia. Basti pensare che tagliò il traguardo con 9’50” sul secondo (Herman Van Springel) e 10’18” su Michele Dancelli. Fu la sua più grande vittoria in una corsa in linea, nonostante tre podi consecutivi alla Liegi-Bastogne-Liegi (tra il 1963 e il 1965), il secondo posto alla Milano-Sanremo nel 1965 e l’argento al mondiale di Sallanches, nel 1964.

Vittorio Adorni nella Hall of Fame del Giro d’Italia: “Un sogno”

Vittorio Adorni e quei compagni di squadra leggendari
Nella seconda parte della carriera si trovò inoltre a interpretare il terzo uomo, quel ruolo scomodo toccato ad altri campioni del ciclismo (su tutti il grande Fiorenzo Magni) compressi in una forte dualismo. Era infatti esplosa una delle rivalità più leggendarie del ciclismo, quella tra Felice Gimondi ed Eddy Merckx. Adorni fu compagno di squadra di entrambi, con il bergamasco (nel ’65 si spartirono Giro e Tour) alla Salvarani, con il belga alla Faema. Lo fece da capitano, aiutando a vincere ma vincendo anche.

Vittorio Adorni, la figlia di Gimondi: “Salutami papà”
Terminata l’attività agonistica, è stato direttore sportivo, ha fatto il commentatore televisivo, quindi è stato presidente del Consiglio del ciclismo professionistico all’interno dell’Unione Ciclistica Internazionale e assessore allo Sport del Comune di Parma. Proprio Norma Gimondi, la figlia di Felice, con un post su Facebook (“Ciao Vittorio, salutami papà”), ha dato notizia della scomparsa.

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