Selfie mortali: un problema di salute pubblica. Alcune destinazioni turistiche li vietano per prevenire incidenti
I selfie sono diventati una pratica comune tra i viaggiatori che vogliono immortalare i loro momenti e condividerli sui social network. Tuttavia, questa moda può nascondere dei rischi, soprattutto quando si cerca di scattare foto in situazioni estreme o pericolose. Uno studio spagnolo della Fondazione iO, pubblicato sul Journal of Travel Medicine, ha rivelato che dal 2008 al 2021 sono morte almeno 379 persone nel mondo mentre si stavano scattando un selfie. Si tratta di un fenomeno in crescita, che ha portato alla nascita di un neologismo: “killfie”, dall’unione del verbo “kill” (“uccidere”) con “selfie”.
Lo studio ha analizzato tutti gli eventi pubblicati dalla stampa o da comunicati stampa in sei lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo, italiano, portoghese), escludendo di fatto i decessi non riportati dai media. I dati mostrano che la maggior parte delle vittime sono giovani, con un’età media di 24,4 anni, e che il 37% dei decessi sono avvenuti tra i turisti. Le principali cause di morte sono state le cadute da luoghi elevati (216 casi), gli incidenti legati al trasporto (123) e l’annegamento (66). Altri fattori di rischio sono stati l’uso improprio di armi da fuoco, le elettrocuzioni e gli attacchi di animali selvatici.
Il Paese con il maggior numero di morti è l’India (100), seguita dagli Stati Uniti (39) e dalla Russia (33). Secondo Cristina Juesas, una delle cofirmatarie dello studio, “i dati per l’India si spiegano in parte con il fatto che molte persone nel Paese si fanno selfie mentre si sporgono dal finestrino o dalla porta dei treni”. La ricercatrice ha aggiunto che “è un problema emergente che, per la scala che ha assunto, può essere considerato un problema di salute pubblica. Lo studio ci ha aiutati a misurarlo ed è il primo passo verso l’adozione di misure per affrontarlo”.
Infatti, alcune destinazioni turistiche hanno deciso di vietare o limitare i selfie per prevenire incidenti e preservare l’ambiente. Ad esempio, il parco nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti, ha proibito ai visitatori di avvicinarsi a meno di 30 metri dagli animali selvatici per scattare foto. Inoltre, il parco ha lanciato una campagna di sensibilizzazione con lo slogan “Non è un selfie se c’è un bisonte”. Altri luoghi che hanno imposto restrizioni ai selfie sono il museo Van Gogh di Amsterdam, la statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, il Taj Mahal in India e il palazzo di Versailles in Francia. L’obiettivo è di garantire la sicurezza dei visitatori e il rispetto dei beni culturali e naturali.

