Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, noto per le sue posizioni schiette sui temi dell’educazione e del rapporto tra giovani e adulti, ha lanciato una dura critica nei confronti dei genitori quarantenni di oggi. Intervenendo sul dibattito riguardante il ruolo educativo della famiglia e della scuola, Crepet ha dichiarato che “i genitori 40enni sono i peggiori della storia”, puntando il dito contro un modello educativo permissivo, privo di limiti chiari e regole per i figli.
Secondo Crepet, questa generazione di genitori, cresciuta negli anni Ottanta e Novanta, avrebbe sviluppato l’idea che “mettere limiti ai figli sia sbagliato”, una concezione che avrebbe poi portato all’attuale crisi di autorevolezza e di disciplina che oggi si manifesta tanto in famiglia quanto nelle aule scolastiche. “Molti genitori moderni – ha spiegato lo psichiatra – vedono nei limiti una forma di oppressione o pensano che vietare qualcosa ai figli possa danneggiare il loro sviluppo personale. Tuttavia, senza limiti, manca una guida chiara, e i ragazzi crescono in una sorta di anarchia educativa”.
Crepet punta anche il dito contro la scuola, che per decenni è stata affiancata dalla famiglia come istituzione formativa, ma oggi si trova a gestire un terreno sempre più fragile e incerto. Gli insegnanti, secondo Crepet, sarebbero spesso restii a intervenire con decisione nei confronti degli studenti, soprattutto per il timore di ripercussioni. In numerosi casi, ha affermato, il corpo docente si sente “bloccato” dalla paura di essere aggredito, verbalmente o fisicamente, non solo dai ragazzi ma anche dai genitori, pronti a difendere i figli a spada tratta anche quando questi si trovano in situazioni di evidente mancanza di rispetto o disciplina.
Le osservazioni di Crepet portano a riflettere sul crescente fenomeno della “iperprotezione” da parte dei genitori, una dinamica che rischia di indebolire la capacità dei giovani di affrontare i fallimenti e le sfide. Molti studiosi sostengono infatti che i ragazzi hanno bisogno di affrontare delle difficoltà, di misurarsi con regole e limiti per costruire la loro personalità e crescere come adulti autonomi e responsabili.
Il dibattito sollevato da Crepet non è nuovo, ma porta alla luce il problema del “vuoto educativo” che oggi caratterizza molti contesti familiari e scolastici. Diversi esperti concordano nel ritenere che l’assenza di limiti e l’atteggiamento iperprotettivo abbiano contribuito a creare giovani sempre più insicuri e incapaci di gestire le proprie emozioni. Anche le istituzioni scolastiche, di fronte alla crescente intolleranza dei genitori verso la disciplina e le critiche, si trovano in difficoltà nel loro ruolo formativo, con docenti spesso costretti a difendere la loro autorità e il proprio operato.
Le parole di Crepet ci pongono di fronte a una riflessione urgente: come rieducare i genitori a un ruolo più consapevole e responsabile? La crisi dell’autorità genitoriale e scolastica è un tema che va affrontato con serietà, ripensando il valore delle regole e il ruolo della disciplina come strumenti essenziali per lo sviluppo sano dei giovani. Crepet suggerisce che, solo riscoprendo il significato di responsabilità e di rispetto reciproco, sarà possibile costruire una società in cui i giovani crescano con consapevolezza, pronti ad affrontare le sfide della vita adulta.

