Da oggi, 2 aprile, gli Stati Uniti impongono una nuova serie di dazi doganali, i cosiddetti “dazi reciproci”, destinati a colpire i Paesi ritenuti responsabili di pratiche commerciali sleali. L’amministrazione Trump ha ufficializzato la misura con un annuncio dalla Casa Bianca, ribadendo l’intento di riequilibrare il commercio globale a favore dell’economia americana. “Ogni nazione che ha sfruttato gli Stati Uniti dovrà affrontare conseguenze”, ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt. Il piano tariffario, sviluppato con il segretario al Tesoro Scott Bessent, prevede impatti significativi su diversi settori e partner commerciali storici.
Quali settori saranno colpiti?
I nuovi dazi si aggiungono alle tariffe già in vigore, come il 25% su acciaio e alluminio, che avevano già scatenato ritorsioni dall’Unione Europea. Bruxelles ha risposto con aumenti tariffari su whisky, motociclette e prodotti agricoli e ora valuta ulteriori contromisure, che potrebbero includere restrizioni commerciali su beni statunitensi di valore strategico. Anche il Canada ha reagito con imposte su oltre 20,6 miliardi di dollari di importazioni americane. Intanto, Cina, Corea del Sud e Giappone hanno intensificato i colloqui per creare una strategia commerciale comune e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.
Trump: “I dazi colpiscono tutti”
In un’intervista a bordo dell’Air Force One, Trump ha chiarito che le nuove tariffe non saranno limitate ai Paesi con maggiori squilibri commerciali, ma avranno una portata universale. “Ogni nazione dovrà fare la sua parte, oppure subirà conseguenze economiche”, ha ribadito il presidente, lasciando aperta la possibilità di esenzioni solo per chi accetterà di rivedere gli accordi commerciali a favore degli Stati Uniti.
L’amministrazione sta inoltre valutando un’estensione delle tariffe generalizzate al 20%, una proposta che Trump aveva già avanzato in campagna elettorale per ridurre il deficit commerciale e rafforzare l’industria americana. Secondo il consigliere economico Peter Navarro, il gettito fiscale derivante dai nuovi dazi potrebbe generare fino a 600 miliardi di dollari l’anno, con 100 miliardi provenienti dalle imposte sulle auto importate.
L’Unione Europea prepara una reazione forte
A Bruxelles cresce la tensione per il possibile impatto delle nuove misure statunitensi. Secondo fonti vicine alla Commissione Europea, l’UE non si limiterà a una risposta tariffaria, ma valuterà anche l’uso di strumenti economici difensivi, come il blocco di determinati prodotti americani e l’esclusione delle imprese statunitensi dagli appalti pubblici europei.
Il Regno Unito sotto pressione
Anche Londra teme ripercussioni pesanti. Il governo di Keir Starmer ha avvertito che un dazio del 20% sulle merci britanniche potrebbe ridurre il PIL del Regno Unito dell’1% e obbligare a misure fiscali più rigide nei prossimi mesi. “Continueremo a negoziare con gli Stati Uniti per proteggere la nostra economia, ma non accetteremo un accordo svantaggioso”, ha dichiarato un portavoce del premier.
Mentre le nuove tariffe entrano ufficialmente in vigore, l’incertezza cresce. Se da un lato Trump punta a rilanciare l’industria americana, dall’altro economisti ed esperti avvertono che l’effetto immediato sarà un aumento dei prezzi per i consumatori e una possibile instabilità finanziaria a livello globale.

