Trump rilancia il protezionismo: nuovi dazi su farmaci, acciaio e chip colpiranno l’export italiano
Il ritorno di Donald Trump sulla scena politica americana porta con sé un rinnovato vento di protezionismo. Tra le misure annunciate, spiccano nuovi dazi su chip per computer, prodotti farmaceutici e acciaio importato, che potrebbero pesare significativamente sull’economia italiana. L’Italia, infatti, esporta verso gli Stati Uniti beni per circa 20 miliardi di euro solo in questi settori.
Il tycoon ha promesso azioni rapide per incentivare il “reshoring”, ovvero il rientro della produzione negli Stati Uniti. In un incontro a Miami con i Repubblicani della Camera, Trump ha ribadito: “Vogliamo che la produzione torni in America. Chi costruisce qui avrà un abbassamento fiscale del 15%, mentre chi continua a produrre all’estero dovrà affrontare nuovi dazi.”
Il peso dei nuovi dazi per l’Italia
Con un export verso gli Stati Uniti che nel 2023 ha raggiunto i 67,3 miliardi di euro – a fronte di importazioni pari a 25,2 miliardi – l’Italia ha costruito una relazione commerciale di grande valore con il mercato americano. Settori chiave come macchinari (12,3 miliardi di euro), prodotti farmaceutici (8 miliardi) e mezzi di trasporto (12 miliardi) rappresentano i punti di forza del nostro export. Tuttavia, i nuovi dazi preannunciati da Trump rischiano di compromettere questi numeri.
Secondo Prometeia, l’imposizione di ulteriori tasse potrebbe tradursi in un aggravio di 7 miliardi di dollari per l’economia italiana, con l’industria farmaceutica e dei macchinari tra le più colpite. Già durante la prima amministrazione Trump, nel 2018, l’acciaio importato era stato tassato del 25% per motivi di “sicurezza nazionale”, una misura che l’attuale presidente Joe Biden aveva successivamente sospeso per i paesi dell’Unione Europea.
Le reazioni italiane
Il governo italiano cerca di mantenere un cauto ottimismo. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha avviato dialoghi con la nuova amministrazione americana, sottolineando la volontà di trovare un compromesso che possa mitigare gli effetti delle misure protezionistiche. “Trump ha espresso apprezzamento per l’Italia e per Giorgia Meloni, vedremo come si evolverà la situazione,” ha dichiarato Tajani.
Dalla Casa Bianca, però, le intenzioni sembrano chiare: ridurre la dipendenza dalle importazioni e spingere le aziende a investire sul territorio americano. Una strategia che rischia di mettere sotto pressione il tessuto produttivo italiano, in particolare nei settori dove l’Italia eccelle e domina nel mercato statunitense.
Un futuro incerto per il commercio transatlantico
L’annuncio di Trump si inserisce in un contesto già complesso di relazioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa. L’Italia, che negli ultimi dieci anni ha visto una costante crescita dell’export verso gli Usa, si trova ora a dover affrontare uno scenario incerto. I nuovi dazi potrebbero rallentare questa crescita, colpendo settori strategici e aprendo a una nuova fase di tensioni economiche tra le due sponde dell’Atlantico.
Nonostante le difficoltà, il governo italiano sembra determinato a tutelare i propri interessi, auspicando che il dialogo diplomatico possa attenuare le conseguenze di questa nuova ondata protezionistica. Il futuro dei rapporti commerciali tra Italia e Stati Uniti resta, tuttavia, appeso a un filo sottile fatto di negoziazioni e decisioni politiche che andranno ben oltre le semplici dinamiche di mercato.

