Un gesto quotidiano, apparentemente innocuo, potrebbe avere implicazioni molto più serie di quanto si pensasse. Masticare una semplice gomma potrebbe infatti contribuire alla diffusione di microplastiche nell’organismo umano e nell’ambiente. È quanto emerge da una nuova ricerca scientifica che ha analizzato dieci delle marche di chewing gum più diffuse a livello globale, rivelando che un singolo confetto può rilasciare fino a 3.000 particelle di microplastica.
Lo studio, condotto da un team di ricercatori internazionali specializzati in tossicologia ambientale e materiali polimerici, è stato pubblicato di recente su una prestigiosa rivista scientifica. I risultati sono destinati ad aprire un nuovo fronte nel dibattito sulla presenza delle microplastiche nella vita quotidiana, dopo anni di attenzione concentrata soprattutto su cosmetici, bottiglie in PET, tessuti sintetici e alimenti contaminati.
L’origine del problema: la base polimerica
Secondo gli scienziati, il problema risiede nella base della gomma da masticare, chiamata gum base, una miscela industriale composta da elastomeri, resine e plastificanti. Molte aziende – per motivi commerciali – non specificano l’esatta composizione chimica, ma è noto che alcune di queste sostanze siano derivate da polimeri plastici non biodegradabili, simili a quelli utilizzati per la produzione di gomme sintetiche e imballaggi.
Durante la masticazione, la pressione e il calore generati nella bocca sarebbero sufficienti a liberare particelle microscopiche dalla matrice della gomma. Queste particelle, secondo il team di ricerca, possono essere ingerite accidentalmente, oppure disperse nell’ambiente una volta che la gomma viene sputata o smaltita in modo improprio.
Microplastiche: un rischio ancora sottovalutato
Le microplastiche sono frammenti di plastica inferiori ai 5 millimetri, capaci di infiltrarsi ovunque: nelle acque, nei suoli, negli alimenti e, sempre più spesso, nel corpo umano. Alcuni studi recenti le hanno individuate nel sangue, nei polmoni e perfino nella placenta. Gli effetti a lungo termine sull’organismo non sono ancora del tutto noti, ma si sospetta che possano contribuire a infiammazioni croniche, stress ossidativo e disturbi endocrini.
Il fatto che le gomme da masticare – un prodotto consumato abitualmente da milioni di persone, inclusi bambini e adolescenti – siano una possibile fonte di ingestione diretta rappresenta un dato particolarmente preoccupante.
Verso una maggiore trasparenza?
Alla luce di questi dati, i ricercatori chiedono maggiore trasparenza da parte dell’industria dolciaria e della grande distribuzione. Alcune marche hanno già cominciato a promuovere gomme “naturali” e biodegradabili, prodotte con resine vegetali come la chicle, ma rappresentano ancora una nicchia del mercato.
Nel frattempo, gli scienziati consigliano ai consumatori di prestare attenzione all’etichettatura e di limitare il consumo eccessivo di chewing gum, soprattutto quelli che non forniscono indicazioni chiare sulla composizione della base. Anche una corretta gestione del rifiuto è fondamentale: le gomme gettate a terra, oltre a contribuire al degrado urbano, sono una fonte diretta di microplastiche nel suolo.
Un piccolo gesto, un grande impatto
Quella che può sembrare una semplice abitudine – masticare una gomma per rinfrescare l’alito o per combattere la noia – potrebbe quindi avere conseguenze molto più estese per la salute e per l’ambiente. Una riflessione che ci ricorda quanto le scelte quotidiane, anche le più banali, abbiano un impatto sull’ecosistema in cui viviamo. E quanto ancora resti da fare per ridurre davvero l’invasione silenziosa della plastica nelle nostre vite.

