Un nuovo enigma si aggiunge al caso di Garlasco. Alcune delle fotografie scattate il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, poche ore dopo l’uccisione di Chiara Poggi, risultano assenti dal fascicolo processuale. A mancare sarebbero i numeri progressivi di una parte degli scatti realizzati dai carabinieri e dai Ris per documentare la scena del crimine. Una circostanza che alimenta ulteriori dubbi, soprattutto dopo la recente scoperta di un nuovo profilo genetico sul corpo della vittima.
Le anomalie nel materiale fotografico
Già nel 2009, durante un’udienza a porte chiuse, era emerso che non tutta la documentazione fotografica fosse stata consegnata. Gli avvocati di Alberto Stasi avevano notato irregolarità nella numerazione dei file e chiesto chiarimenti, ma senza ottenere risposte concrete. Secondo quanto riferito all’epoca dalla pm Rosa Muscio, il materiale effettivamente depositato consisteva soltanto in fascicoli cartacei e supporti digitali parziali. Le altre immagini sarebbero andate perdute perché la fotocamera era stata riutilizzata per altri sopralluoghi.
Un materiale che poteva essere decisivo
Per la difesa di Stasi, quelle foto mancanti avrebbero potuto rivelare dettagli fondamentali, soprattutto alla luce delle nuove indagini che vedono indagato Andrea Sempio per concorso in omicidio. Anche l’analisi delle macchie di sangue (BPA) effettuata dai Ris avrebbe potuto essere più precisa se tutte le immagini fossero state disponibili.
Le nuove indagini e l’incidente probatorio
Nel frattempo, l’incidente probatorio in corso sta aggiornando il quadro investigativo. I periti incaricati hanno discusso in videoconferenza con i consulenti delle parti, affrontando i dati genetici già raccolti e le attività ancora da svolgere. In particolare, si attendevano riscontri dal professor Francesco De Stefano, già perito nel processo d’appello del 2014, mentre il lavoro sui reperti genetici e medico-legali continua con i Ris e con il dottor Ballardini.
Udienze rinviate
La complessità delle analisi potrebbe comportare una proroga dei termini: i 90 giorni concessi scadono a metà settembre, e l’udienza fissata per il 24 ottobre rischia di slittare. Già dalla prossima settimana, però, inizieranno le verifiche dattiloscopiche sulle impronte trovate su rifiuti e fogli di acetato, con il consenso dei consulenti genetisti.

