La decisione dell’ex comandante dei Ris Luciano Garofano di rinunciare all’incarico di consulente tecnico per Andrea Sempio – unico indagato nel nuovo filone sul delitto di Garlasco – continua a far discutere. A commentarla, ai microfoni di Open, è l’ex comandante del Ris di Parma, oggi in pensione, Giampietro Lago.
«Premesso che la scelta è legittima e non fuori legge – spiega Lago – penso che Garofano si sia inserito in un incarico che sul piano dell’opportunità andava valutato meglio. Nella vicenda di Garlasco ha avuto un ruolo tutt’altro che marginale nelle prime fasi d’indagine e, anni dopo, è diventato consulente di una parte coinvolta. A mio avviso, non si possono vestire in una stessa vicenda due ruoli così diversi, difficili da conciliare deontologicamente».
Garofano ha motivato il passo indietro con divergenze tecniche con la difesa di Sempio, che non avrebbe condiviso le sue indicazioni sull’incidente probatorio. Ma secondo Lago, la spiegazione potrebbe anche essere più semplice: «Spesso i consulenti rinunciano perché non si trova un accordo economico. È possibile che anche in questo caso non ci sia stata intesa sul compenso richiesto».
Il pagamento del 2017
Si è tornato a discutere anche della somma che Garofano avrebbe percepito dai Sempio nel 2017, circa seimila euro, per una consulenza genetico-forense. «È una cifra compatibile – precisa Lago –. Anzi, se non ci fosse stato alcun pagamento, quello sì avrebbe potuto destare sospetti». Lo stesso Garofano, negli anni passati, aveva respinto le accuse parlando di «attacchi mediatici infondati» e ribadendo che il pagamento fu regolare e legato al lavoro svolto.
Il filone d’indagine su Sempio
Quanto all’indagine aperta tra il 2016 e il 2017 nei confronti di Andrea Sempio, Lago sottolinea: «Non credo sia stata frettolosa, anche se poteva essere condotta meglio. Oggi, siccome il castello accusatorio non ha dato i risultati sperati, si tende a descriverla come un’indagine sbagliata o corrotta, ma la realtà è diversa».
E aggiunge: «Va ricordato che Stasi è un condannato definitivo, mentre Sempio è solo un indagato. Sono due posizioni processuali molto distanti. Se non si dimostra in modo convincente la colpevolezza di Sempio, non è possibile pensare a una revisione del processo Stasi».
