Una vecchia traccia dimenticata. Un’impronta dattiloscopica classificata come «traccia numero 33» riporta alla ribalta Andrea Sempio nell’ambito del delitto di Chiara Poggi. Repertata già nel 2007 ma ritenuta allora ininfluente, oggi torna al centro delle indagini: secondo gli inquirenti, sarebbe compatibile con il palmo destro del giovane e collocata proprio sul muro della scala che porta alla taverna dove fu ritrovato il corpo della ragazza.
La prova dimenticata
Nel 2007, la scientifica archiviò l’impronta perché gli esami sui residui biologici avevano dato esito incerto o negativo. L’intonaco venne addirittura grattato via con un bisturi sterile. Ma diciotto anni dopo, gli stessi RIS parlano di 15 punti di corrispondenza con la mano di Sempio, mentre sul muro c’erano anche schizzi del sangue della vittima.
Il nodo dell’alibi e i bigliettini
A mettere ulteriormente in crisi la posizione di Sempio è il presunto alibi basato su uno scontrino del parcheggio di Vigevano, datato 10 agosto 2007. Secondo le nuove verifiche, si tratterebbe di una prova manipolata. Come se non bastasse, i carabinieri hanno ritrovato nella spazzatura dell’indagato una serie di foglietti manoscritti, alcuni dei quali contengono frasi inquietanti: «Ho fatto cose talmente brutte che nessuno può immaginare». Gli appunti verranno analizzati dal Reparto Analisi Criminologiche dell’Arma per delineare un possibile profilo psicologico.
Reazioni contrastanti
Alberto Stasi, condannato per l’omicidio, ha dichiarato di non aver mai conosciuto Sempio, né che Chiara gliene avesse mai parlato. Diversa la reazione di Marco Poggi, fratello della vittima e amico di Sempio, che inizialmente ha avuto un momento di turbamento vedendo l’impronta, ma ha poi ipotizzato che l’amico potesse essere sceso anche in taverna, oltre che frequentare le stanze principali della casa.
Malori sospetti
Emergono anche due episodi poco noti. Il primo riguarda un malore accusato da Sempio proprio il giorno in cui consegnò ai carabinieri lo scontrino del parcheggio. L’episodio, mai verbalizzato, è stato rivelato dalla madre Daniela Ferrari durante un colloquio con un inviato delle Iene, senza sapere di essere registrata. Dai registri del 118, però, risulta un intervento per un calo di pressione. E anche la stessa Ferrari si sarebbe sentita male in caserma durante un interrogatorio, mentre si parlava proprio dell’alibi del figlio.
Silenzi e dubbi
Sempio, assistito dall’avvocata Angela Taccia, ha scelto di non rispondere all’interrogatorio. La difesa si è appellata all’articolo 375 del Codice di procedura penale, sostenendo che l’invito a comparire fosse nullo in quanto privo dell’avviso sull’eventuale accompagnamento coattivo. La procura, tuttavia, non intende insistere: «Era un atto nel suo interesse. Non lo riteniamo più necessario».
Ombre e vecchie tensioni
Nel colloquio con le Iene, la madre di Sempio ha anche fatto cenno a vecchie tensioni tra la vittima e alcune cugine, una delle quali avrebbe avuto uno screzio con Chiara proprio il giorno prima dell’omicidio. Ha inoltre espresso dubbi sulla colpevolezza di Stasi, sollevando interrogativi su ciò che la famiglia Sempio realmente sapeva.

