Si chiama Enteromix ed è presentato come il “vaccino russo contro il cancro”. Il trattamento, sviluppato da un team di ricercatori russi, è attualmente in fase di sperimentazione in Serbia, dove vengono testati i suoi effetti sulle metastasi da melanoma e da tumore al colon.
Secondo gli accordi tra Vladimir Putin e il presidente serbo Aleksandar Vučić, le prime dosi dovrebbero essere distribuite nel 2026 e preparate presso l’Istituto Torlak di Belgrado. Il protocollo, inoltre, prevede che il trattamento possa essere somministrato anche a pazienti provenienti dal resto d’Europa.
Non un vaccino preventivo ma un trattamento terapeutico
Nonostante il nome, Enteromix non è un vaccino nel senso tradizionale: non previene l’insorgenza del cancro, ma agisce come trattamento. Si basa sull’inoculazione di quattro virus non patogeni, studiati per attaccare selettivamente le cellule tumorali e ridurre la massa del 60-80%.
La produzione del composto è rapida — appena sette giorni di laboratorio — ma la comunità scientifica internazionale mantiene un atteggiamento prudente. Finora, i dati diffusi non sono stati sottoposti a revisione indipendente e i primi risultati sono stati illustrati solo al Forum economico di San Pietroburgo, senza la presenza di esperti internazionali.
I test clinici e i dubbi della comunità medica
I test clinici sono iniziati nel giugno 2025 su un gruppo di 48 volontari tra i 18 e i 75 anni. La sperimentazione è coordinata dall’ex ministra russa della Salute Veronika Skvortsova. Tuttavia, oncologi e ricercatori europei ricordano che le terapie standard — chirurgia, radioterapia e chemioterapia — restano i trattamenti fondamentali e comprovati contro i tumori.
La diplomazia dei vaccini
L’intesa tra Mosca e Belgrado ricorda quella raggiunta durante la pandemia di Covid-19 per la produzione del vaccino Sputnik V. Anche allora la Serbia si era offerta come piattaforma europea per il farmaco russo. Oggi la collaborazione si rinnova, ma in un contesto politico più complesso: Belgrado è fortemente dipendente dal gas russo e la fine delle forniture europee prevista per il 2026 sta mettendo il Paese in difficoltà energetica.
In questo scenario, la cooperazione scientifica con Mosca assume anche un valore diplomatico. Mentre la comunità scientifica attende conferme sui reali risultati di Enteromix, la Serbia si propone ancora una volta come ponte tra la Russia e l’Europa.
