La guerra tra Russia e Ucraina sembra avviarsi verso un possibile punto di svolta, con Kiev che potrebbe essere costretta a cedere almeno una parte di quel 20% di territorio occupato dai russi. Parole di una certa rassegnazione sono arrivate dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha ammesso: «Non abbiamo le forze per riprenderci Donbass e Crimea. Dobbiamo sperare nella diplomazia». Un’affermazione che riflette una realtà che i governi occidentali, compreso quello americano, hanno già preso in considerazione da tempo.
Con i fondi per gli aiuti militari che iniziano a scarseggiare e l’incertezza politica negli Stati Uniti, acuita dalla possibile candidatura di Donald Trump, i negoziati di pace si fanno sempre più necessari. Tuttavia, per l’Ucraina, la prospettiva è dolorosa: secondo un sondaggio Gallup, il 52% degli ucraini sarebbe favorevole a concessioni territoriali pur di porre fine al conflitto e raggiungere la pace.
Il piano di pace e le divisioni in Occidente
Da Washington emergono visioni divergenti sul sostegno all’Ucraina. Personalità influenti come Elon Musk suggeriscono di interrompere rapidamente gli aiuti militari, mentre consiglieri di Trump, come Keith Kellogg, propongono un approccio graduale, con l’obiettivo di costringere Vladimir Putin al dialogo.
Zelensky, nel frattempo, ha ammorbidito i toni nei colloqui informali, includendo il Donbass nelle discussioni, ma mantenendo una certa vaghezza sulle aree specifiche. Non è chiaro se il riferimento sia ai territori occupati prima del 2022 o alle regioni conquistate successivamente. Tuttavia, una resa totale al Cremlino non appare accettabile né per l’Europa né per gli Stati Uniti.
Cresce, inoltre, l’ipotesi di una missione di peacekeeping sotto l’egida europea. Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha confermato che anche l’Italia sarebbe disposta a partecipare. Parallelamente, il leader slovacco Robert Fico ha provocato dichiarando che l’Ucraina perderà un terzo del suo territorio e che la sospensione immediata delle operazioni militari rappresenta la soluzione migliore. Opinioni simili sono state espresse anche da Viktor Orbán.
La posizione dell’Ucraina tra Nato, Ue e prospettive incerte
L’adesione dell’Ucraina alla Nato e all’Unione Europea rimane un tema cruciale ma irto di incertezze. «Siamo forti? Non ancora. Entreremo nella Nato? Non lo sappiamo. Nell’Unione Europea? Sì, ma quando?» ha dichiarato Zelensky, evidenziando l’instabilità del contesto internazionale.
Mark Rutte, segretario generale della Nato, ha sottolineato l’importanza di mantenere l’Ucraina in una posizione di forza prima di avviare negoziati di pace: «Se ora cominciamo a discutere fra di noi su come dovrebbe essere la pace, rendiamo le cose troppo facili per la Russia». Tuttavia, l’Unione Europea sembra mostrare segni di divisione. Il vertice europeo, che un tempo sosteneva che «l’Ucraina dovrà prevalere», ha modificato il linguaggio in un più cauto «la Russia non dovrà prevalere».
Un cambio di prospettiva che si riflette nelle azioni
Fino a poco tempo fa, Zelensky aveva fatto dichiarazioni di compromesso solo sulla Crimea. La novità sta nell’inclusione del Donbass nelle discussioni. Mentre la Nato promette ancora sostegno a Kiev, le incognite sul livello e sulla durata di tale aiuto restano forti, soprattutto in caso di un disimpegno da parte degli Stati Uniti o di un’improvvisa apertura negoziale con Putin.
«È essenziale utilizzare questi giorni a Bruxelles per incontrare tutti i nostri partner e garantire una posizione unitaria», ha dichiarato Zelensky. In un panorama internazionale frammentato, l’Ucraina si trova quindi a dover navigare tra pressioni interne e diplomatiche, con un futuro che sembra sempre più legato a compromessi difficili e dolorosi.

