Teologo solido e custode della tradizione cattolica, il cardinale Gerhard Ludwig Müller si prepara a giocare un ruolo di rilievo nel prossimo Conclave. Allievo spirituale di Benedetto XVI, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Müller – in due interviste a La Stampa e Il Giornale – lancia un messaggio netto: «La Chiesa non deve trasformarsi in una Ong. Il prossimo Papa dovrà contrastare con fermezza le lobby ideologiche e in particolare la lobby gay».
Chi è il cardinale Müller
77 anni, teologo tedesco, vescovo di Ratisbona dal 2002 su nomina di Giovanni Paolo II, Müller è considerato una delle voci più autorevoli dell’ala “ratzingeriana”, pur avendo ricevuto la porpora cardinalizia da Papa Francesco. Difensore della messa tradizionale in latino e della purezza dottrinale, oggi Müller ribadisce che la forza della Chiesa «non sta nei compromessi, ma nella verità». Traccia anche l’identikit del futuro Pontefice: «Deve essere ben radicato nella teologia e nella dottrina, equilibrato, né autoritario né debole, capace di rispettare i confratelli vescovi, che non sono suoi delegati ma suoi fratelli nell’apostolato».
Nessuna critica al Papa, ma fedeltà assoluta alla Parola di Gesù
Sulle polemiche sorte attorno alla benedizione delle coppie omosessuali, Müller precisa di non aver mai attaccato Francesco: «Mi sono limitato a rispondere a domande poste da fedeli», chiarisce. «La dottrina non appartiene né al Papa, né ai vescovi, né ai fedeli: deve essere conforme alla Parola di Cristo, che nessuno ha il diritto di cambiare». E avverte: «Se Gesù definisce il matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna, nessuno – nemmeno un Papa – può alterare questa verità. Le lobby omosessuali tentano di equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio, ma questo contraddice radicalmente la dottrina biblica». L’accoglienza pastorale verso le singole persone, spiega, non deve mai sconfinare nell’accettazione dell’ideologia gender.
Difendere la fede, senza compromessi
A Francesco Boezi, Müller ribadisce che questioni dottrinali come la comunione ai divorziati risposati o il rapporto con l’Islam non sono materia di opinioni: «La dottrina della Chiesa, basata sulla Rivelazione divina e sulla Tradizione, è chiara e obbligante. Il magistero deve difendere la verità e proteggere i fedeli dagli inganni di una falsa morale travestita da umanitarismo».
Il pericolo di uno scisma interno
Infine, Müller mette in guardia da uno scisma silenzioso: «Anche se non sempre visibile, esiste una forma di scisma interiore, una sorta di emigrazione spirituale». Il compito del magistero, ammonisce, è quello di mantenere saldo il legame con la fede rivelata e non cedere alla tentazione di sostituirla con modernizzazioni che, in realtà, snaturano la verità del Vangelo.

