CINA, CONDANNATO A MORTE PER CORRUZIONE UN ALTO ESPONENTE POLITICO
Nuovo colpo nella durissima campagna anticorruzione portata avanti dalla Cina. Un ex alto dirigente politico nazionale è stato condannato alla pena di morte con sospensione di due anni per gravi reati di corruzione, in uno dei casi più rilevanti emersi negli ultimi mesi.
Il protagonista della vicenda è Liu Yuejin, già membro dell’Assemblea Consultiva Politica del Popolo Cinese (CPPCC) e alto funzionario del Ministero della Pubblica Sicurezza. La sentenza è stata emessa da un tribunale cinese nel giugno 2025, al termine di un processo che ha fatto emergere un sistema di tangenti e favori illeciti per oltre 121 milioni di yuan.
Secondo l’accusa, Liu avrebbe sfruttato le sue posizioni di potere per favorire imprenditori e interessi privati, ricevendo in cambio ingenti somme di denaro e altri benefici. I giudici hanno definito la corruzione “di estrema gravità”, sottolineando il danno arrecato allo Stato e alla credibilità delle istituzioni.
Oltre alla condanna capitale con sospensione, il tribunale ha disposto la confisca totale dei beni e la restituzione allo Stato di tutti i proventi illeciti. In base alla legge cinese, se il condannato non commetterà ulteriori reati durante il periodo di sospensione, la pena potrà essere commutata in ergastolo, senza possibilità di libertà condizionale.
Il caso si inserisce nella linea di tolleranza zero adottata da Pechino contro la corruzione, che negli ultimi anni ha colpito ministri, dirigenti di Stato e membri di organismi politici nazionali, con pene severissime, comprese condanne a morte.
Un segnale chiaro, ancora una volta, della volontà delle autorità cinesi di usare il pugno di ferro contro chi tradisce il ruolo pubblico per arricchirsi personalmente.
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