La Corte di Cassazione ha stabilito che il governo italiano dovrà risarcire i migranti trattenuti a bordo della nave Diciotti tra il 16 e il 25 agosto 2018. La sentenza accoglie il ricorso di 41 profughi ai quali venne impedito di sbarcare dalla Guardia Costiera, su disposizione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Le motivazioni della sentenza
La Cassazione ha sottolineato che il soccorso in mare è un principio consolidato del diritto internazionale e marittimo, prevalente su qualsiasi normativa finalizzata al contrasto dell’immigrazione irregolare. I giudici hanno chiarito che il trattenimento prolungato dei migranti non può essere considerato un atto politico sottratto al controllo giurisdizionale, ma una misura amministrativa che deve rispettare i limiti imposti dalle leggi nazionali e internazionali, in particolare quelli relativi ai diritti fondamentali della persona.
La sentenza precisa inoltre che l’azione di governo non è immune dal controllo giudiziario quando incide sui diritti costituzionalmente garantiti, come la libertà personale. Per questo motivo, la Cassazione ha rinviato al giudice di merito la quantificazione del danno subito dai migranti, confermando comunque la condanna dello Stato italiano al risarcimento.
Il precedente giuridico e il procedimento contro Salvini
L’episodio aveva già portato all’apertura di un’inchiesta per sequestro di persona nei confronti di Salvini da parte del Tribunale dei Ministri di Palermo. Il caso fu successivamente trasferito a Catania, dove la Procura chiese l’archiviazione. Tuttavia, il Tribunale dei Ministri locale respinse la richiesta e chiese al Senato l’autorizzazione a procedere contro l’allora ministro, che fu negata dalla Giunta per le Autorizzazioni a procedere.
Reazioni e polemiche
La sentenza ha scatenato immediate reazioni politiche. Matteo Salvini ha definito la decisione “vergognosa”, sostenendo che non dovrebbero essere i cittadini a pagare per le scelte politiche del governo. La premier Giorgia Meloni ha parlato di un “principio risarcitorio opinabile”, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso preoccupazione per le conseguenze economiche di un precedente simile.
Di fronte alle critiche, la prima presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, ha respinto gli attacchi alla magistratura, definendo “inaccettabili” gli insulti rivolti ai giudici. Anche l’Associazione Nazionale Magistrati ha difeso la decisione della Corte, ribadendo la necessità di rispettare la separazione dei poteri.
Da parte delle associazioni per i diritti umani e di alcuni esponenti dell’opposizione, come la senatrice Ilaria Cucchi, è invece arrivato un plauso alla sentenza, vista come un riconoscimento della violazione dei diritti fondamentali subita dai migranti.
Il dibattito resta aperto, ma la decisione della Cassazione pone un punto fermo sulla necessità di garantire il rispetto delle norme internazionali e dei diritti umani, indipendentemente dalle scelte politiche del momento.

