La Federazione dei Consumatori e Utenti (CECU) ha presentato una denuncia presso la Direzione Generale del Consumo contro Booking e Airbnb, le principali piattaforme online di affitti a breve termine, accusandole di “violare la normativa vigente in merito all’obbligo di pubblicare il numero di registrazione negli annunci di locazione turistica”, come spiegato in un comunicato stampa.
La normativa è entrata in vigore il 23 dicembre 2024 e le piattaforme avevano tempo fino al 1º luglio 2025 per adeguarsi. Lo stabilisce il Real Decreto 1312/2024, secondo cui le piattaforme online devono mostrare il numero di registrazione “in modo chiaro all’interno degli annunci, prima di permettere la pubblicazione di offerte di locazione turistica”.
Nel caso di Airbnb, a seguito di un’indagine, la CECU ha rilevato che “non solo gli annunci non mostrano il numero di registrazione consultabile dai consumatori, ma la piattaforma consente anche la pubblicazione di annunci privi di tale numero”. In questo modo, la piattaforma eviterebbe di assumersi la responsabilità di richiedere questo requisito ai locatori prima della pubblicazione.
Per quanto riguarda Booking, pur impedendo la pubblicazione di annunci privi di numero di registrazione, non avrebbe rimosso quelli già esistenti che risultano non conformi entro il termine previsto, come richiesto dal decreto. Le modifiche necessarie alla piattaforma dovevano essere completate entro il 1º luglio 2025, affinché ogni annuncio privo di registrazione venisse rimosso.
“Le piattaforme avrebbero dovuto garantire che tutti gli annunci fossero conformi alla normativa e che i consumatori potessero accedere alle informazioni fin dalla data di applicazione. Il numero di registrazione è un identificativo che consente di verificare se l’alloggio rispetta i requisiti minimi previsti. Se questo dato non è disponibile, le persone rischiano di prenotare strutture prive di licenza, con conseguenti rischi per la loro sicurezza”, ha dichiarato Eloy Gutiérrez, esperto in materia abitativa della CECU.
La CECU, inoltre, giudica insufficiente la misura normativa, poiché non è accompagnata da un sistema sanzionatorio efficace né da risorse destinate a ispezioni e controlli.
“Senza meccanismi efficaci di vigilanza e sanzione, è evidente che le piattaforme continuano a eludere la legge senza conseguenze, aggravando la crisi di accesso alla casa. Invitiamo il Governo ad affrontare in modo deciso il problema abitativo, affinché le frodi non restino impunite”, ha aggiunto Gutiérrez.

