I medici segnalano un generale cattivo impiego degli antibiotici e invocano una maggiore formazione in questo ambito tanto per i professionisti quanto per i cittadini.
I medici avvertono da anni che la prossima grande pandemia probabilmente non sarà come quella del Covid19, ma sarà dovuta a infezioni batteriche multiresistenti, causate dall’abuso di antibiotici. Le dimensioni di questo problema sono enormi, anche se non sono ancora emerse pienamente. I dati parlano chiaro: nel 2023 sono morte 23.303 persone nei 30 giorni successivi alla diagnosi di un’infezione da batteri multiresistenti (BMR), una cifra 20 volte superiore a quella delle persone decedute in incidenti stradali in Spagna l’anno scorso, che è stata di 1.145, secondo i dati della DGT.
Questi dati sono stati resi noti nel corso di una giornata internazionale sulla lotta alla resistenza organizzata dalla Sociedad Española de Enfermedades Infecciosas y Microbiología Clínica (SEIMC), durante la quale sono stati presentati i risultati dello studio “SEIMC-BMR 2023”. Secondo questo studio, si stima che nel 2023 ci siano state più di 150.000 infezioni dovute a BMR (Batteri Multi Resistenti). L’infezione più frequente è quella alle vie urinarie, mentre quella più letale è la polmonite.
L’allarme della OMS
Le infezioni da BMR sono, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una delle 10 principali minacce per la salute pubblica mondiale. Nel 2019, nel mondo si sono verificate quasi cinque milioni di morti legate alle resistenze, di cui 1,27 milioni sarebbero direttamente correlate ad esse. Inoltre, secondo il rapporto O’Neill, si stima che saranno la principale causa di morte nel 2050. Nonostante questi dati, gli esperti ritengono che l’entità dell’impatto sulla salute delle infezioni da BMR non sia ben quantificata.
José Miguel Cisneros, coordinatore dello studio, ha dichiarato che “i risultati di questo studio sono molto simili a quelli ottenuti nel 2018 e nel 2019, il che li rende molto consistenti”. “Grazie ai 260 ricercatori appartenenti ai 130 ospedali partecipanti distribuiti su tutto il territorio nazionale, che rappresentano il 40% dei letti di degenza disponibili nel paese, lo studio fornisce conoscenze di grande valore epidemiologico, clinico e gestionale sulle infezioni da queste batteri nel nostro paese”.
Rafael Cantón, membro del comitato scientifico dello studio, sottolinea che “la resistenza agli antimicrobici è un problema globale di salute in cui i professionisti sanitari hanno una grande responsabilità. Dobbiamo lavorare in modo multidisciplinare e pluridisciplinare per preservare la sensibilità dei microrganismi agli antimicrobici. Abbiamo bisogno di professionisti ben formati in questo settore e del forte sostegno delle istituzioni e dei loro gestori in questo impegno. I pazienti sono l’obiettivo finale del nostro lavoro nella lotta contro la resistenza”.
Francisco Javier Membrillo, vicepresidente di SEIMC, afferma che “secondo gli ultimi dati pubblicati, le malattie infettive saranno la prima causa di morte nel 2050. La mutevole epidemiologia e la crescente complessità della loro gestione rendono indispensabile avere professionisti altamente qualificati per garantire l’approccio ottimale alle infezioni più complesse”.
“Il problema delle resistenze antimicrobiche rende sempre più urgente il riconoscimento della specialità in Malattie Infettive nel nostro paese, l’unico paese dell’Unione Europea che ancora non ha riconosciuto la specialità”, afferma Membrillo.

