Filippo Turetta, accusato dell’omicidio della ventiduenne Giulia Cecchettin, affronta ora il processo in Corte d’Assise a Venezia, iniziato con un’alta attenzione mediatica. La Corte ha stabilito un calendario di udienze rapide che culminerà il 3 dicembre con la sentenza, dopo un intenso ciclo di testimonianze e dibattito tra accusa e difesa. La strategia della difesa, rappresentata dagli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, ha deciso di non richiedere una perizia psichiatrica, pur riservandosi la possibilità di presentare il proprio medico legale. Per la procura, l’accusa punta alla premeditazione, poiché sono stati raccolti elementi che suggeriscono un piano dettagliato per l’omicidio e la successiva fuga. Durante l’arresto di Turetta, sono stati trovati strumenti come coltelli, sacchi e scotch, rinvenuti nella sua auto, evidenziando il tentativo di allontanarsi dal luogo del crimine e di cancellare eventuali tracce
La richiesta della famiglia Cecchettin di costituirsi parte civile è stata accolta, a differenza di altre associazioni e dei Comuni di Fossò e Vigonovo, esclusi per mancanza di danno diretto secondo la Corte. Il padre di Giulia, Gino Cecchettin, ha chiesto un risarcimento danni di circa un milione di euro, ribadendo però che la sua presenza in aula non è motivata dalla vendetta ma dalla speranza in un processo giusto. Questo processo, sostiene la procura, non deve trasformarsi in uno spettacolo mediatico; piuttosto, dev’essere un procedimento che garantisca anche i diritti dell’imputato, come affermato dal procuratore di Venezia, Bruno Cherchi
I testimoni chiave, tra cui alcuni amici e familiari di Giulia, aiuteranno la Corte a ricostruire l’ossessivo comportamento di Turetta, descritto come estremamente possessivo, e a fare luce sugli ultimi giorni della vittima. Giulia Cecchettin, studentessa universitaria in Ingegneria biomedica, è stata uccisa in modo brutale, il suo corpo rinvenuto in una scarpata a Piancavallo, mentre Turetta è stato intercettato in Germania durante un tentativo di fuga.
Secondo le fonti investigative, Turetta avrebbe pianificato l’omicidio in modo dettagliato, annotando sul suo computer istruzioni su come immobilizzare Giulia, utilizzando manette e nastro adesivo, e compiendo ricerche online su oggetti come cordame e sacchi neri.
Gli investigatori hanno anche scoperto che Turetta aveva installato una app di tracciamento sul telefono di Giulia, monitorando continuamente i suoi movimenti, in un comportamento che rafforza l’accusa di stalking. Giulia aveva già espresso timori per il controllo ossessivo che l’ex fidanzato esercitava su di lei.

