Si avvicina l’apertura del Conclave, previsto per il 7 maggio, con 133 cardinali elettori attesi da ogni angolo del pianeta, dall’Italia fino all’arcipelago di Tonga. Due porporati, per ragioni di salute, hanno rinunciato a partecipare: il quorum per l’elezione del prossimo Papa sarà dunque fissato a 89 voti. Le operazioni si svolgeranno con fino a quattro scrutini al giorno. Come da tradizione, le schede verranno bruciate in una stufa speciale, miscelate con sostanze come antracene o lattosio per generare le celebri fumate bianca o nera.
Intanto, la Congregazione dei cardinali ha ufficializzato l’assenza di Giovanni Angelo Becciu. In una nota, è stato riconosciuto “il senso ecclesiale” dimostrato dal cardinale, che ha scelto volontariamente di non prendere parte al Conclave “per il bene della Chiesa” e “in spirito di comunione”. L’auspicio della Congregazione è che la giustizia possa chiarire in modo definitivo la sua posizione.
Tra i cardinali c’è chi, in queste ore, condivide riflessioni più intime. Come l’arcivescovo di Algeri, Jean-Paul Vesco, che in un’intervista ha raccontato di trovare nella corsa quotidiana la stessa pace della preghiera: “Lo spirito si stabilizza se il corpo è in movimento”. Ma non correrà durante il Conclave: “Non credo che durerà a lungo. Ho la sensazione che emergerà subito un consenso”. Un’intuizione condivisa anche da molti colleghi.
Uno di loro è il cardinale Gregorio Rosa Chávez, del Salvador, storico amico di San Romero. “Credo che l’elezione avverrà in massimo tre giorni. Tutti abbiamo già, dentro di noi, una nostra lista”. Il porporato, parlando ai giornalisti, ha sottolineato il clima positivo all’interno del Collegio cardinalizio e l’influenza profonda lasciata da Papa Francesco: “Ha indicato un sentiero chiaro, che vogliamo continuare. Una Chiesa che cammina con la gente, aperta al mondo e allo Spirito”.
Sul prossimo Pontefice, però, vige il più stretto riserbo. “Ho una mia rosa di cinque nomi, ma la tengo nel cuore”, ha detto Chávez. “Tutti sentiamo il peso dell’eredità di Francesco. Il suo esempio ha segnato la Chiesa e ci invita a guardare avanti con coraggio e misericordia”.
Il futuro Papa sarà, forse, ancora una volta, “venuto dalla fine del mondo”? La domanda resta aperta. Ma l’auspicio del cardinale salvadoregno va oltre il voto: “Sarebbe un miracolo se, con il nuovo Papa, si fermassero finalmente le guerre. Sarebbe il primo grande segno di Francesco”.

