Quella che inizialmente sembrava una semplice vetrina per ottenere visibilità si è trasformata, negli anni, in una gabbia fatta di regole rigide e costi insostenibili. Booking.com, oggi tra le piattaforme di prenotazione online più potenti in Europa, è diventata un vero e proprio colosso del turismo digitale. Se da un lato ha portato nuovi clienti agli hotel, dall’altro ha finito per concentrare nelle proprie mani un potere quasi monopolistico, imponendo commissioni elevate e clausole contrattuali vincolanti.
Ora, dopo vent’anni di questo sistema, gli albergatori dicono basta. Federalberghi, in collaborazione con Hotrec (la confederazione europea dell’ospitalità) e associazioni di categoria di altri 25 Paesi, ha avviato un’azione legale collettiva per chiedere un risarcimento danni.
Il nodo della parità tariffaria
La svolta arriva dopo una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, nel settembre 2023, ha dichiarato illegittime le clausole di “parity rate” imposte da Booking. Si tratta delle condizioni che impedivano agli hotel di proporre tariffe più basse sui propri siti rispetto a quelle pubblicate sulla piattaforma, frenando di fatto la concorrenza e alimentando il meccanismo delle alte commissioni.
Secondo le stime, l’azione legale punta a recuperare fino al 30% delle commissioni pagate tra il 2004 e il 2024, oltre agli interessi. A guidare il contenzioso è un team legale specializzato in diritto della concorrenza, che coprirà le spese in cambio di una percentuale sul risarcimento.
“Una battaglia di giustizia”
«Per troppo tempo gli albergatori hanno subito condizioni inique e costi spropositati» – ha dichiarato Alexandros Vassilikos, presidente di Hotrec – «È arrivato il momento di unirsi e far valere i propri diritti. Le pratiche abusive nel mercato digitale non devono restare impunite».
Booking, da parte sua, respinge le accuse. La piattaforma ha ribattuto sostenendo che la sentenza non legittima richieste di risarcimento e che, se necessario, dimostrerà in giudizio l’assenza di effetti anticoncorrenziali delle clausole.
Partecipazione italiana in massa
In Italia l’interesse all’iniziativa legale è alto: secondo Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, si registrano già migliaia di adesioni. «La Corte europea ha stabilito un principio chiaro: quelle clausole erano scorrette. Ora c’è tempo fino al 31 luglio per aderire. Non ci sono costi per gli hotel, basta presentare le fatture delle commissioni pagate».
Nel nostro Paese operano circa 32.000 hotel su Booking, e il totale delle strutture ricettive che usano piattaforme online supera quota 100.000. In media, il 40% del fatturato delle strutture dipende proprio da Booking.com. Il vero problema? Le commissioni, che partono da un minimo del 18% ma arrivano facilmente al 25-30%, a seconda della visibilità scelta. Nonostante in Italia le clausole di parity rate siano vietate dal 2017, l’Antitrust ha recentemente chiuso un’indagine su pratiche simili attuate sotto nuove forme.
Piattaforme contro piccoli imprenditori
Il confronto è impari: da un lato le grandi piattaforme globali, dall’altro le strutture a conduzione familiare che costituiscono l’ossatura del turismo italiano. Oltre a questo, gli albergatori denunciano una concorrenza sleale crescente da parte del settore degli affitti brevi.
Nucara giudica positivamente l’introduzione del CIN (Codice Identificativo Nazionale) per le strutture ricettive, che permette almeno di mappare il mercato. Ma non basta: «Serve maggiore trasparenza fiscale e un contrasto deciso all’evasione. Oggi su Airbnb ci sono oltre 50.000 annunci senza CIN. È inaccettabile che ci siano operatori che si nascondono dietro la dicitura “locazione turistica” per sfuggire alle regole comuni».
Un altro aspetto critico riguarda la sicurezza e la reputazione del settore. «Le strutture non in regola – spiega Nucara – danneggiano l’immagine dell’ospitalità italiana. Se un turista alloggia in un appartamento fatiscente o non sicuro, difficilmente tornerà con una buona opinione del nostro sistema turistico».
Previsioni in chiaroscuro
Le previsioni per l’estate, secondo Federalberghi, sono miste. Si prevede una buona affluenza di turisti stranieri, soprattutto da Stati Uniti, Canada e Australia, mentre la domanda interna appare in lieve calo. L’inflazione, che ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie italiane, sta spingendo molti a ridurre la durata delle vacanze, a risparmiare su ristoranti e attività, e a moltiplicare le prenotazioni online con cancellazione gratuita.
Infine, Nucara lancia un’ultima riflessione: «Pensavamo che il progressivo invecchiamento della popolazione e la crescita delle pensioni potessero favorire un turismo destagionalizzato. Invece, le pensioni sono diventate un ammortizzatore sociale familiare, e i flussi turistici non sono aumentati come speravamo».

