Il presidente degli Stati Uniti ha invocato una legge di guerra contro i Paesi invasori. Un procuratore ha cercato di sospendere il provvedimento, ma Trump ha pubblicato un video scioccante: 200 persone deportate in El Salvador, legate mani e piedi, con la testa rasata a forza.
Deportazione di massa con una legge del XVIII secolo
238 persone con mani e piedi incatenati, rasate a forza e deportate su voli speciali dal Texas a El Salvador. Il tutto documentato in un video pubblicato da Donald Trump sui suoi canali social come rivendicazione dell’operazione. L’azione è stata eseguita in base a una legge di guerra vecchia di oltre due secoli, ignorando l’ordine di sospensione di un giudice.
I deportati sono membri della gang venezuelana Tren de Aragua, che gli Stati Uniti considerano un’organizzazione terroristica. Trump ha invocato l’Alien Enemies Act, una legge del 1798 che consente l’arresto e la deportazione di cittadini sopra i 14 anni provenienti da Paesi ritenuti una minaccia di “invasione o incursione predatoria”, senza alcuna verifica giudiziaria sui loro diritti.
Questa legge era stata usata solo tre volte nella storia:
- Guerra del 1812 contro il Regno Unito,
- Prima guerra mondiale,
- Seconda guerra mondiale, per l’internamento di cittadini americani di origine tedesca, italiana e giapponese.
Il blocco del giudice ignorato da Trump
Il procuratore federale James E. Boasberg aveva ordinato di sospendere per 14 giorni la deportazione, accogliendo il ricorso di associazioni per i diritti civili. L’ordine prevedeva il rientro degli aerei diretti a El Salvador, ma è stato del tutto inefficace, perché il trasferimento era già stato completato.
Il video shock: catene, rasature forzate e prigione
Nel filmato pubblicato da Trump si vedono uomini incatenati alle mani e alle caviglie, spinti fuori dall’aereo e caricati su autobus da agenti in assetto antisommossa. I detenuti vengono poi rasati in ginocchio, obbligati a indossare uniformi bianche e condotti nelle celle piegati a 90 gradi, sotto stretta sorveglianza della polizia e dei militari.
“Questi sono i mostri che il corrotto Joe Biden e i democratici radicali di sinistra hanno fatto entrare nel nostro Paese”, ha scritto Trump, ringraziando il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, per la collaborazione:
“Non dimenticheremo mai chi ha permesso questa situazione orribile negli Stati Uniti, a causa dell’incompetenza dei democratici.”
Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio ha elogiato Bukele, definendolo “il leader più forte in materia di sicurezza della regione” e un “grande amico degli Stati Uniti”. Bukele, in passato, si era autodefinito “il dittatore più cool del mondo”.
L’opposizione: “Un giorno orribile per la democrazia”
L’attivista Skye Perryman, presidente di Democracy Forward, ha duramente criticato l’operazione:
“Oggi è un giorno orribile per la nostra nazione: il presidente ha invocato poteri straordinari di guerra in un momento in cui non siamo in guerra”.
Ma Trump va avanti per la sua strada. Ha ordinato alla procuratrice generale Pam Bondi di elaborare entro 60 giorni una nuova politica sull’immigrazione, da inviare a tutti i giudici, inclusi quelli della Corte Suprema, e ai governatori.
Nel frattempo, la sua amministrazione sta lavorando a un nuovo travel ban per limitare l’ingresso negli Stati Uniti da 43 Paesi, con tre livelli di restrizioni:
- Lista rossa: divieto totale,
- Lista arancione: limitazioni parziali,
- Lista gialla: ingressi discrezionali.
Infine, Trump continua a smantellare le agenzie governative: l’ultima mossa colpisce Voice of America, Radio Free Asia e Radio Free Europe, storiche emittenti finanziate dagli USA. Il giorno prima, aveva attaccato duramente i media critici nei suoi confronti, definendoli “corrotti o illegali” e suggerendo che meriterebbero di finire in prigione.

