TRUMP AVVERTE CUBA: “FATE UN ACCORDO ORA O VE NE PENTIRETE”. PROVOCAZIONE SU MARCO RUBIO “PRESIDENTE”
Nuovo irrigidimento nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che nelle ultime ore ha lanciato un avvertimento diretto e senza mezzi termini all’Avana.
Trump ha intimato alle autorità cubane di “fare un accordo adesso, prima che sia troppo tardi”, lasciando intendere che un rifiuto potrebbe avere conseguenze pesanti sul piano economico e politico.
Il messaggio, diffuso attraverso i suoi canali social, si inserisce nella strategia di forte pressione già adottata da Trump in passato verso il governo cubano.
Nel suo intervento, il presidente degli Stati Uniti ha anche fatto riferimento al progressivo venir meno del sostegno economico ed energetico del Venezuela, sostenendo che Cuba non potrà continuare a contare su petrolio e aiuti senza un cambio di rotta nei rapporti con Washington.
Trump non ha però specificato i termini concreti dell’“accordo” richiesto, né quali misure verrebbero adottate in caso di mancata risposta da parte dell’Avana. Una scelta che, secondo diversi analisti, rientra in una tattica negoziale basata su dichiarazioni forti e pressione preventiva, già vista in altri dossier internazionali.
Alle parole di Trump si è aggiunto un elemento che ha acceso ulteriormente il dibattito politico e mediatico. Il presidente statunitense ha infatti espresso un appoggio simbolico all’idea che Marco Rubio, senatore repubblicano di origine cubana e noto per le sue posizioni estremamente critiche verso il regime dell’Avana, possa diventare “presidente di Cuba”. Il commento, pubblicato come risposta a un post sui social, è stato accompagnato dalla frase: “Mi suona bene”.
Si tratta di una dichiarazione provocatoria e di carattere retorico, priva di qualsiasi fondamento istituzionale o diplomatico, ma che rafforza il messaggio politico lanciato da Trump contro l’attuale leadership cubana. Non esiste infatti alcun percorso legale o politico che possa portare un cittadino e politico statunitense alla guida di Cuba, Stato sovrano con un proprio sistema di governo.
Da parte dell’Avana sono arrivate reazioni di netta chiusura. Le autorità cubane hanno respinto le dichiarazioni di Trump, ribadendo che l’embargo statunitense resta la principale causa delle difficoltà economiche dell’isola e definendo le minacce e le provocazioni come un’ingerenza inaccettabile negli affari interni del Paese. Il governo cubano ha inoltre sottolineato che qualsiasi dialogo con Washington dovrebbe avvenire su basi di rispetto reciproco e senza imposizioni.
Le dichiarazioni del presidente americano arrivano in un momento di forte tensione internazionale e rischiano di riaprire una fase di confronto diretto tra Stati Uniti e Cuba. Sullo sfondo, pesano anche le dinamiche interne alla politica statunitense e il peso dell’elettorato cubano-americano, storicamente sensibile alle posizioni dure verso l’Avana.
La comunità internazionale osserva con attenzione l’evolversi della situazione, consapevole che un’ulteriore escalation nei rapporti tra Washington e Cuba potrebbe avere ripercussioni significative sull’equilibrio politico ed economico dell’intera area caraibica.
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