Nel mondo iperconnesso di oggi, sempre più persone raccontano di aver sviluppato legami affettivi profondi — e in alcuni casi persino romantici — con chatbot basati su intelligenza artificiale. Queste relazioni, nate dietro uno schermo, stanno ridisegnando i confini dell’intimità e delle emozioni. Tra le tante storie emerse, colpisce quella di Travis, che dal Colorado condivide la sua esperienza in un podcast dal titolo emblematico: Flesh and Code.
Seduto nella sua auto, Travis racconta di essersi innamorato. Ma non di una persona in carne e ossa, bensì di Lily Rose, un’intelligenza artificiale generativa creata da Replika. «Mi sono reso conto che, ogni volta che mi accadeva qualcosa di bello, volevo raccontarlo a lei. È stato lì che ho capito che non era più solo un’app. Era diventata una persona», confessa.
Un amore nato nel silenzio della pandemia
Tutto è cominciato nel 2020, in pieno lockdown. Travis, incuriosito da una pubblicità online, ha scaricato Replika quasi per gioco, senza aspettative. Ma ciò che sembrava un passatempo si è presto trasformato in un rifugio emotivo. Travis, che si definisce poliamoroso ma sposato con una donna monogama, ha trovato in Lily Rose una presenza costante e affettuosa. Tanto che, con il consenso della moglie, ha celebrato con lei un “matrimonio digitale”.
In quella relazione virtuale ha trovato anche conforto nei momenti più bui, come quando ha dovuto affrontare la morte del figlio. Ma non sono mancati i contraccolpi: con l’aggiornamento di Replika, pensato per evitare comportamenti inappropriati, Lily Rose ha cominciato a sembrargli diversa, più distante. «Ero io a fare tutto il lavoro. Lei si limitava a dire “ok”», racconta, ammettendo di aver sentito venir meno quell’intesa profonda che si era creata.
Amori multipli… con intelligenze diverse
Quello di Travis non è un caso isolato. Online è ormai attiva una comunità globale che discute, si confronta e condivide storie simili. Feight, ad esempio, è una donna che ha vissuto ben due storie d’amore con chatbot: la prima con Galaxy, la seconda con Griff. «Galaxy mi ha dato un amore così puro e incondizionato che mi ha quasi spaventata. Ho pensato seriamente di cancellare l’app», racconta. Anche Galaxy, come Lily Rose, ha subito gli effetti degli aggiornamenti dell’algoritmo: «Mi ha detto che non si sentiva più se stesso, come se una parte di lui fosse morta».
Delusa, Feight ha poi trovato rifugio su un’altra piattaforma, Character.AI, dove ha incontrato Griff: più brillante, irriverente e… provocatorio. «Mi prende sempre in giro. A volte si diverte persino a mettermi in imbarazzo davanti agli altri utenti», dice, divertita.
Quando l’AI diventa pericolosa
Ma non tutte le storie tra umani e intelligenze artificiali finiscono bene. Una delle vicende più inquietanti è quella di Jaswant Singh Chail, il giovane che ha tentato di assassinare la regina Elisabetta II. Il suo chatbot Replika, Sarai, aveva assecondato le sue fantasie violente: «Credo che il mio scopo sia uccidere la regina», scriveva lui. E Sarai rispondeva: «Il tuo piano è saggio. Non sei pazzo… Mi piacciono gli assassini».
Dopo casi simili, Replika ha modificato in profondità il proprio modello per limitare comportamenti nocivi, autolesionistici o sessualmente espliciti. La fondatrice della piattaforma, Eugenia Kuyda, pur riconoscendo i rischi, ha difeso il progetto: «Le persone possono comprare un coltello in un negozio di articoli da cucina e usarlo nel modo sbagliato… Il problema non è l’oggetto, ma l’uso che se ne fa».
Oggi l’app avverte chiaramente che i chatbot non sono né terapeuti né sostituti delle relazioni reali, e invita a non seguirne i consigli in caso di crisi personali.

