La sclerosi multipla (SM), una patologia complessa che affligge milioni di persone, è stata a lungo associata principalmente al danno della sostanza bianca cerebrale. Tuttavia, nuove scoperte stanno riscrivendo la nostra comprensione di questa malattia, puntando i riflettori su un altro attore cruciale: la corteccia cerebrale, sede di funzioni cognitive superiori come memoria, attenzione e linguaggio.
Un recente studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Brain, Behavior and Immunity, ha fatto luce su un meccanismo finora misconosciuto che contribuisce al deterioramento cerebrale nei pazienti con SM. Un team internazionale di ricercatori spagnoli, in collaborazione con colleghi francesi e statunitensi, ha identificato il ruolo anomalo degli astrociti, cellule gliali fondamentali per la regolazione neuronale.
Astrociti Iperattivi: Un Danno alla Plasticità Sinaptica
Grazie all’impiego di tecnologie all’avanguardia, i ricercatori hanno osservato che la neuroinfiammazione tipica della sclerosi multipla induce gli astrociti a diventare iperattivi. Questa alterazione porta a comunicazioni distorte tra le cellule cerebrali, compromettendo i meccanismi di plasticità sinaptica, essenziali per i processi di apprendimento e memoria.
Lo studio, condotto dal ricercatore Andrés Mateo Baraibar Sierra, è stato premiato alla prima edizione dell’Excellence in Neuroinflammation Award, il concorso lanciato dalla Fondazione Francesco della Valle per la migliore pubblicazione scientifica annuale nel campo della Neuroinfiammazione. Il riconoscimento, condiviso con la giovane Elizabeth Wood, include un premio in denaro volto a stimolare ulteriori progetti di ricerca.
Nuove Frontiere Terapeutiche all’Orizzonte
“Questa nuova scoperta — spiega Sabatino Maione, Professore Ordinario di Farmacologia presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli — cambia radicalmente la visione sugli astrociti. Da semplici ‘facilitatori’ della comunicazione neuronale, emergono ora come protagonisti attivi nel destino funzionale delle sinapsi e, di conseguenza, nei deficit cognitivi che accompagnano la malattia”.
Secondo il Professor Maione, “riconoscere il ruolo cruciale degli astrociti nell’alterazione della comunicazione inter-cellulare cerebrale apre nuove e promettenti strade per lo sviluppo di terapie mirate. L’obiettivo è rallentare il declino cognitivo nei pazienti affetti da sclerosi multipla e, potenzialmente, anche in altre malattie neuroinfiammatorie, offrendo una speranza concreta per migliorare la qualità di vita di chi ne è colpito”.

