La minaccia ha sei zampe, un corpo verde metallico e ali bronzee: è lo scarabeo giapponese, Popillia japonica, e sta colonizzando interi angoli di Lombardia e Piemonte. Da Milano a Bergamo, passando per il Parco Sempione, San Siro e l’Ippodromo La Maura, le segnalazioni si moltiplicano. L’insetto, piccolo ma estremamente vorace, sta mettendo in crisi giardini pubblici, orti e campi sportivi.
Sul sito della Regione Lombardia è disponibile un opuscolo informativo con istruzioni dettagliate per riconoscere il coleottero e agire in caso di infestazione.
Una diffusione rapida e costante
Il coleottero vola con facilità e copre fino a 8 chilometri al giorno, ampliando l’area colonizzata di circa 10 km ogni anno. I numeri parlano chiaro: solo tra maggio e giugno 2025, a Milano sono stati catturati più di 1.500 esemplari, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2024.
Le sue caratteristiche lo rendono facilmente identificabile: corpo ovale tra gli 8 e gli 11 mm di lunghezza, peluria bianca ai lati dell’addome e sulle elitre, e una colorazione verde brillante con riflessi bronzei. È spesso confuso con altri coleotteri simili, ma i dettagli morfologici lo rendono distinguibile anche a un occhio non esperto.
Perché è una minaccia
Non rappresenta un pericolo per l’uomo – non punge né è tossico – ma i suoi effetti sull’ambiente e sull’agricoltura sono devastanti. Gli adulti si nutrono in gruppo, attaccando oltre 300 varietà di piante: rosicchiano foglie, fiori e frutti, lasciando le piante spoglie e vulnerabili. Il danno più visibile è il cosiddetto “effetto scheletro” delle foglie, che appaiono ridotte alle sole nervature centrali.
Le larve, invece, vivono nel terreno e si nutrono delle radici delle graminacee, facendo ingiallire e seccare prati, pascoli e campi sportivi. In alcune zone si è reso necessario rifare completamente i manti erbosi danneggiati.
Un nemico difficile da sradicare
Il ciclo di vita dello scarabeo è annuale, con picchi di attività tra giugno e settembre. In estate le femmine depongono le uova nel terreno, spesso scavando piccole gallerie a pochi centimetri dalla superficie. Le larve emergono a fine estate, ma i danni restano visibili anche nei mesi successivi, con zone di prato che ingialliscono e muoiono senza cause apparenti.
La presenza ridotta di predatori naturali e le condizioni climatiche favorevoli – estati sempre più calde e umide – facilitano la diffusione di P. japonica, rendendo improbabile una completa eradicazione della specie.
Le contromisure in atto
Le istituzioni stanno cercando di reagire. In Piemonte sono state installate oltre 1.200 trappole a ombrello con esche specifiche. A Milano, l’AMSA ha avviato campagne di cattura e trattamenti localizzati. Ma non basta. Vivaisti e fiorai cercano di proteggere le piante più vulnerabili con teli e reti anti-insetto, mentre si raccomanda di non ricorrere al fai-da-te con trappole a feromoni: se usate impropriamente, possono peggiorare la situazione o danneggiare insetti utili.
Contenere per convivere
Eliminare del tutto Popillia japonica è ormai un obiettivo irrealistico. L’unica strada percorribile è contenere la sua diffusione, riducendone l’impatto su ambiente e agricoltura. Ma per farlo serve un’azione corale e coordinata tra cittadini, enti locali, operatori agricoli e servizi fitosanitari.
La lotta allo scarabeo giapponese non si gioca solo nei campi: è anche una questione di educazione ambientale e responsabilità collettiva.

