Grave episodio di violenza ai danni di un conducente Atac a Roma. Nella giornata di giovedì 2 maggio, un autista della linea tranviaria 514 è stato aggredito prima fisicamente e poi con oggetti contundenti da un passeggero, al capolinea di via Togliatti, zona est della capitale. L’uomo, un cittadino marocchino di 48 anni senza fissa dimora, ha prima colpito il conducente che tentava di svegliarlo per farlo scendere dal tram, poi ha dato in escandescenze lanciando bottiglie e sassi contro il mezzo.
Il lavoratore, Alessandro, 46 anni e con oltre due decenni di servizio, ha riportato ferite da taglio all’avambraccio e alla schiena, oltre a un trauma cranico. Soccorso e trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Vannini, è stato dimesso con una prognosi di sette giorni.
Secondo il racconto del conducente, raccolto da Il Messaggero, la situazione è degenerata improvvisamente: «Qualcuno temeva che si sentisse male. Mi sono avvicinato al vetro e ho bussato con l’anello per cercare di svegliarlo. A quel punto si è alzato all’improvviso e mi si è scagliato contro». L’aggressore è stato allontanato con difficoltà, ma pochi minuti dopo si è ripresentato, pronto ad attaccare nuovamente. «Mi aspettava davanti al tram con delle bottiglie – racconta ancora l’autista – e ha cominciato a scagliarle contro i vetri. Quando li ha infranti, ha iniziato a lanciare sassi raccolti da terra. Sono rimasto barricato dentro, cercando di proteggere il volto dalla pioggia di vetri».
Ancora una volta, si torna a parlare della sicurezza – o meglio, dell’assenza di sicurezza – per il personale del trasporto pubblico in Italia. Quello di Roma non è un caso isolato: le aggressioni ai danni di autisti, controllori e ferrovieri si ripetono con preoccupante frequenza, spesso senza che seguano provvedimenti concreti a tutela della categoria.
La violenza nei confronti di chi svolge un servizio pubblico essenziale è diventata una vera emergenza nazionale. Alla cronicità del problema si somma l’apparente indifferenza istituzionale, con misure che tardano ad arrivare e con lavoratori costretti ad affrontare quotidianamente situazioni potenzialmente pericolose, senza protezione né adeguato supporto psicologico e legale.
Quanto accaduto sulla linea 514 non è solo un fatto di cronaca, ma il simbolo di un malessere profondo. L’autista aggredito rappresenta oggi tutti quei lavoratori esposti ogni giorno a insulti, minacce e aggressioni fisiche, in un contesto in cui garantire la sicurezza sembra diventato un lusso anziché un diritto. È lecito domandarsi quanto ancora il Paese intenda tollerare questa spirale di violenza senza intervenire con decisione.

